”ratm”/

Il sindacato di base degli inquilini diffonde un duro comunicato in cui accusa le istituzioni di essere il “mandante morale” del suicidio per sfratto in via dei Mille a Bologna. “Da mesi proponiamo soluzioni e denunciamo l’emergenza, ma le nostre proposte non vengono prese sul serio”.

Ieri è stato il momento della tragedia, con un uomo che si è tolto la vita in via dei Mille a Bologna nel giorno in cui l’ufficiale giudiziario gli avrebbe comunicato lo sfratto.
Oggi è il giorno della rabbia, manifestata duramente da Asia-Usb, il sindacato di base degli inquilini. Secondo il sindacato, infatti, dietro al suicidio c’è un “mandante morale”, ovvero le istituzioni che continuano ad ignorare la gravità dell’emergenza abitativa, non mettono in campo strategie efficaci per contrastarla e snobbano anche le possibili soluzioni proposte dalla stessa Asia.

“Questo dolore aumenta la nostra rabbia e aumenta la rabbia di tutte le persone che oggi insieme a noi stanno conducendo una battaglia durissima per il diritto all’abitare” si legge nel comunicato, che ripercorre poi alcune tappe del sindacato stesso: “Dall’ex scuola Ferrari occupata da ottanta persone, al presidio permanente in via Ferrarese davanti la caserma Sani, continuiamo a proporre soluzioni che nessuno prende in considerazione”.
Fino alla dura accusa: “Vi è un mandante morale dietro questa morte e sono le politiche scellerate di chi oggi continua a consegnare alla speculazione e alla rendita pezzi di città che potrebbero essere restituiti alla gente, alleviando l’enorme carico di malessere che questa crisi gli riversa addosso costantemente”.

Il sindacalista di Asia Federico Orlandini, intervenuto ai nostri microfoni, sostiene che il Comune e gli Enti Locali non possono non sapere le dimensioni e la gravità dell’emergenza. “I numeri che noi stessi forniamo provengono da monitoraggi dell’Istat e delle stesse Amministrazioni, che monitorano in modo costante il numero degli sfratti”.
Palazzo D’Accursio, quindi, sa quante persone vivono il problema della casa ma, sostiene Asia, mette a disposizione strumenti che sono inadeguati per affrontare il problema. Anzi: “In molti casi – osserva Orlandini – è l’istituzione stessa a fomentare il senso di colpa e di fallimento che prova una persona che si trova in difficoltà e rischia di perdere la casa”.