Trasformazione turistica degli alloggi in città, conseguente rischio di far saltare le borse di studio per scadenza dei termini e accesso agli studentati ancora precluso a 200 studenti giudicati idonei. Per i fuorisede dell’Università di Bologna il problema della casa è sempre più grave. Il blitz del Cua in Rettorato.

Studenti numerosi e scarsità di abitazioni da affittare è un problema che riguarda Bologna da tempo. Ma in quest’anno accademico la situazione ha raggiunto un livello di criticità che, per fare un esempio, vede circa 200 studenti giudicati idonei ad avere un alloggio in uno degli studentati Ergo, sebbene nei fatti tali alloggi non siano disponibili, secondo quanto ha affermato ieri Patrizia Mondin, direttrice dell’azienda regionale per il diritto allo studio.
Questo è solo un aspetto del problema più generale che riguarda l’emergenza abitativa a Bologna: l’incremento di studenti fuori sede e lavoratori è inversamente proporzionale al numero di stanze ed appartamenti che effettivamente è possibile affittare in città. Causa diretta e principale di questo fenomeno è il boom dei b&b, inclusa la nuova veste che assumono nella piattaforma Airbnb: un turismo a basso costo che sta snaturando Bologna della sua caratteristica di città prettamente universitaria e devota all’Università.

Per gli studenti, l’effetto collaterale della mancanza di un luogo da affittare è la difficoltà, per quanti hanno diritto ad una borsa di studio, di poter completare nei tempi previsti da Ergo le pratiche necessarie a ricevere tale denaro. Nelle procedure, infatti, sarebbe richiesto di indicare il domicilio entro e non oltre il 31 di ottobre: ad oggi, però, sono decine gli studenti che ancora sono alla ricerca di un tetto. È per questo che la scorsa settinama il Cua (Collettivo Universitario Autonomo) ha chiesto ed ha ottenuto dai responsabili Ergo una proroga di tale scadenza alla fine di gennaio 2018, in modo da consentire a chi ancora non ha un domicilio definitivo di non perdere anche la possibilità di usufruire dell’aiuto economico di cui ha diritto.

Un risultato che tuttavia non è chiaramente risolutivo. Rimane il problema di capire in che modo trovare una sistemazione ai (probabili) 200 studenti a cui spetta un posto in studentato per ora inesistente; rimane il problema di trovare un equilibrio tra la facoltà dei privati di decidere in che modo trarre beneficio dai propri beni immobiliari e la necessità che Bologna sia in grado di permettere ad ogni studente di avere un letto.
Per questo motivo anche oggi gli attivisti del Cua si sono recati in via Zamboni 33, sede del Rettorato, per chiedere che sia l’Università, sia l’Ergo si rendano disponibili ad un dialogo che porti infine ad una soluzione conclusiva.

Marta Campa

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