”ratm”/

La terra come strumento educativo e come mezzo per l’integrazione. Un progetto del Comune di Rovereto di Trento, Città della Pace, prevede che gli studenti “difficili”, gli anziani e i rifugiati coltivino la terra nel bosco di proprietà comunale. L’assessore Previdi: “Si impara la fatica e la pazienza e si possono acquisire nuove competenze”.

La fatica di zappare, la pazienza di veder crescere ciò che si è seminato, la conoscenza approfondita di ciò che si coltiva e poi si mangia, la possibilità di acquisire nuove competenze, utili anche per un hobby o un lavoro. Sono tante le virtù dell’orticultura e dell’agricoltura, ma se ad esse aggiungiamo anche il valore sociale, ecco che coltivare la terra diventa un modo per fare comunità.
Lo ha capito il Comune di Rovereto di Trento, che ha pensato ad un progetto che insisterà sul bosco della città. Qui verranno realizzati degli orti, che saranno coltivati da diverse categorie di persone: studenti difficili, rifugiati ed anziani.

“È un progetto che abbiamo pensato coi dirigenti scolastici – spiega ai nostri microfoni Mauro Previdi, assessore alle Politiche Sociali di Rovereto – Ci è sembrato un modo diverso di fare educazione, molto più efficace e utile di una sospensione scolastica”.
Da un lato, gli studenti con problemi di disciplina, ma anche altri interessati al progetto, potranno capire che la fatica fatta sui banchi di scuola, tutto sommato, è inferiore a quella che comporta il lavoro della terra. Allo stesso tempo, si impara anche la pazienza, dote che nell’era super-tecnologica sembra smarrita.

Ai rifugiati, invece, la Città della Pace vuole dare un’opportunità per sentirsi parte della comunità e, al tempo stesso, fornire loro competenze utili per un possibile lavoro.
Il loro coinvolgimento, spiega Previdi, serve anche per smontare la retorica che li vede beneficiari di aiuti senza dare nulla in cambio.
Prima del lavoro vero e proprio nei campi, il Comune ha pensato a dei corsi di formazione sul biologico e su qualità e provenienza dei cibi. Ma è facile immaginare che la formazione pratica sarà quella fornita dalla sapienti mani degli anziani, anch’essi coinvolti nel progetto.