l’1 ottobre, alle 15 in piazza dell’Unità a Bologna, si terrà “Questa casa non è un hotel“, una manifestazione di protesta – promossa da Cua, Xm24, Noi restiamo Bologna e Saperi naviganti – contro l’apertura dello Student Hotel, una struttura già presente nei Paesi Bassi, in Francia, in Germania, in Spagna, in Austria e sbarcata anche a Firenze. Fuori dagli schemi di un comune studentato, lo Student Hotel di via Fioravanti comprende sale per meeting ed eventi, coworking, camere d’albergo e alloggi per studenti, con stanze standard, doppie e addirittura delle vere e proprie suite.

Student Hotel, da casa per chi non ce l’aveva a studentato di lusso

In occasione dell’inaugurazione, i collettivi bolognesi dicono apertamente di voler “rovinare la festa” a quello che è uno studentato per ricchi, ma che sorge anche in un luogo simbolico, l’ex-Telecom. Occupato nel 2014 da circa 200 famiglie senza una casa, lo stabile fu sgomberato con un imponente dispiegamento di forze nell’ottobre del 2015.
Da quell’occasione i collettivi, che si apprestano ad andare in piazza con pentole e cucchiai per una manifestazione rumorosa, denunciano il processo di gentrificazione del quartiere “dalla cresta punk”. Un paradosso inaccettabile per chi si batte in maniera costante con le già numerose difficoltà scaturite dalla pandemia.

Student Hotel
I volantini della manifestazione dell’1 ottobre.

Nel contesto della crisi sociale che seguirà la pandemia, infatti, aprirà una struttura moderna e piena di attrattive – da palestra a piscina stagionale; da pulizia mensile della camera a biciclette condivise – con un unico, immenso, ostacolo: non è alla portata di tutte le tasche.
Ipotizziamo di voler soggiornare, in qualità di studenti, dal 1 novembre 2020 al 31 agosto 2021; la scelta si apre su quattro soluzioni per la sua stanza: tre per una doppia (standard twin al modico prezzo di 428,83 euro al mese a persona, Deluxe Twin a 490,14 euro, Executive Twin a 459,64 euro) ed una per una singola (la Standard Queen da 673,75 euro).
Il costo elevato delle camere dai nomi inglesi un po’ bizzarri è calcolato con l’insistenza del decimale in quanto si tratta di importi medi in base al soggiorno complessivo.

Quello del primo ottobre, dunque, vuole essere un grido contro una struttura elitaria che fa venir meno il primo e più importante imperativo di ogni ateneo in generale e dell’Unibo: il diritto allo studio. Benché lo Student Hotel sia una struttura privata, infatti, il Cua considera lo studentato come parte di un processo di esternalizzazione dei servizi dell’Alma Mater.

Rosarianna Romano

ASCOLTA L’INTERVISTA A ISA GIGLIOTTI DEL CUA: