Ha portato 20 tonnellate di aiuti umanitari e tratto in salvo 200 persone, tra cui 50 minori disabili. Si è conclusa “Stop the war now“, la più grande carovana umanitaria d’Europa, che venerdì scorso è partita da Gorizia con almeno 60 mezzi tra pullman e furgoni con destinazione Leopoli. Un’azione di pace e nonviolenza che ha radunato una novantina di associazioni, a partire da Comunità Papa Giovanni XXIII, Mediterranea, Gruppo Abele, Cgil, Arci, Portico della Pace, Pax Christi Italia, Operazione Colomba, Laboratorio salute popolare e Albero di Cirene.
Federico Amico, consigliere regionale di Emilia-Romagna Coraggiosa, ha fatto parte della spedizione e ha raccontato ai nostri microfoni quello che ha visto.

Stop the war, la missione pacifista a Leopoli

Tra i momenti più significativi della missione a Leopoli, Amico racconta la perlustrazione nel centro della città, in particolare nella stazione da cui transitano ogni giorno 60mila persone in fuga dalla guerra. Nel centro di Leopoli gli attivisti e i volontari italiani che hanno partecipato alla missione hanno anche dato vita ad una marcia per la pace.
«Se le persone che vivono a Leopoli sono tutto sommato tranquille, perché la città non è stata colpita dai bombardamenti, anche se durante il giorno l’allarme suona diverse volte – racconta il consigliere regionale – le persone che arrivano sono veramentre stravolte e provate. Noi abbiamo caricato anche profughi che provenivano da Mariupol, che ci hanno messo 15 giorni per arrivare a Leopoli».

Stop the war now ha però incontrato anche alcune criticità. In particolare, alla frontiera con la Polonia le autorità ucraine non volevano far passare Volodymyr Grygorovych Znameroskyy, volontario di Mediterranea di 58 anni che ha una doppia nazionalità, italiana ed ucraina. «Come sapete in Ucraina vige la legge marziale – ricorda Amico – e i maschi tra i 18 e i 60 anni sono coscritti per essere arruolati. C’è stata una trattativa di 24 ore, in cui sono state coinvolte anche l’ambasciata italiana in Ucraina e quella ucraina in Italia e alla fine Volodymyr è stato fatto passare».

Un’altra criticità ha riguardato le persone da portare in salvo. La carovana italiana poteva trasportarne 200, ma sarebbero state molte di più le persone disposte a partire. Ad aiutare i volontari nella selezione di chi trasportare sono state le ong attive sul posto, che hanno dato la precedenza ai più fragili.

Nonviolenza, una strada poco praticata

Stop the war now è stata esplicitamente un’azione basata sul pacifismo e la nonviolenza. Un approccio completamente diverso rispetto allo sciabolare delle armi che viene foraggiato anche in Occidente.
«Credo che la nonviolenza sia un’opzione che non è fino in fondo esplorata – afferma Amico – C’è una sorta di polarizzazione, che contempla o la difesa armata o la resa. Io credo che invece gesti di nonviolenza siano assolutamente necessari e utili a tenere aperta la possibilità di dialogo e di trattativa e segnare anche uno sforzo, che non è solo quello degli Stati, ma anche quello dei cittadini».

Per il consigliere regionale le azioni nonviolente servono soprattutto alle persone colpite dalla guerra o in fuga, ma «servono anche come sussulto di dignità dell’Occidente, che non può solo ed esclusivamente pensare all’invio delle armi, ma deve trovare anche altre strade per essere a fianco del popolo aggredito».
L’obiettivo primo è quello di raggiungere una de-escalation che possa favorire le trattative e la pace, ma anzitutto un cessate il fuoco.
I cittadini, in questo senso, stanno facendo la propria parte, in particolare rispondendo generosamente con la solidarietà e l’accoglienza.

ASCOLTA L’INTERVISTA A FEDERICO AMICO:

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