I giornalisti e i grafici dell’Agenzia Dire nella giornata di ieri hanno incrociato le braccia per l’intera giornata al termine di un’assemblea in cui si è discusso del futuro dell’agenzia stessa e del piano di riorganizzazione presentato dall’editore.
Un piano che lavoratrici e lavoratori reputano irricevibile, perché porterebbe ad un taglio del 30% della forza lavoro, pari a 30-40 esuberi.
«Veniamo da uno stato di crisi cominciato oltre un anno e mezzo fa – spiega ai nostri microfoni Michele Bollino del Cdr dell’Agenzia Dire – Noi siamo stati un anno e mezzo in regime di solidarietà, lavorando il 30% in meno con uno stipendio decurtato della stessa percentuale, e nel mese di dicembre ci siamo visti arrivare l’annuncio di un piano di esuberi».

Lo sciopero all’Agenzia Dire e la crisi che va avanti da un anno e mezzo

Il piano di esuberi, presentato dalla proprietà lunedì scorso, «prevede una radicale trasformazione dell’attività dell’agenzia e uno smantellamento dei servizi storici che noi offriamo», continua Bollino.
Come se non bastasse, lavoratrici e lavoratori lamentano il mancato pagamento degli ultimi due stipendi e il sospetto, neanche troppo velato, è che venga utilizzato il pagamento degli stipendi come strumento di pressione per portare avanti la trattativa sui licenziamenti.

Nel piano di riorganizzazione, inoltre, l’assemblea dell’Agenzia Dire non ravvisa alcuna «iniziativa per il rilancio e la sostenibilità dell’attività dell’azienda, eludendo gravi criticità a livello organizzativo – si legge in una nota – Il documento ricevuto prevede infatti solo tagli al personale e alle redazioni, ponendo a grave rischio la continuità delle attività nelle diverse unità produttive, e svilisce in maniera intollerabile i sacrifici compiuti dal corpo redazionale in questi mesi con i contratti di solidarietà».

Lo sciopero di ieri è solo la prima tappa dello stato di agitazione. Dall’assemblea, infatti, è arrivato il mandato per cinque giornate di sciopero che potranno essere indette se il piano di esuberi resterà invariato.
Nel frattempo, però, giornalisti e giornaliste, grafici e grafiche incassano la solidarietà istituzionale, come quella del presidente della Regione Emilia-Romagna e candidato alla segreteria del Pd, Stefano Bonaccini, che ieri è intervenuto sul tema.
«Auspico davvero che si possano creare condizioni che evitino l’impoverimento editoriale di una testata importante nel panorama dell’informazione italiana e che garantiscano la piena salvaguardia occupazionale e dei diritti acquisiti».

La crisi dell’Agenzia Dire si inserisce in un contesto, quello editoriale, da molto tempo funestato da difficoltà e tagli.
«L’Agenzia Dire è in crisi anche perché è una di quelle che fa meno ricorso al precariato strutturale rispetto ai competitor», sottolinea Bollino fotografando uno dei problemi che attanaglia il settore editoriale, con inevitabili ripercussioni sulla qualità dell’informazione che è qualità della democrazia.
Per queste ragioni sarebbe anche necessaria una riforma del settore che premiasse quelle realtà che offrono occupazione stabile e professionalizzata e non tenesse in considerazione criteri quali il numero di lanci o altri parametri che ben poco hanno a che fare con la qualità dell’informazione.

Alle lavoratrici e ai lavoratori dell’Agenzia Dire va la solidarietà della redazione di Radio Città Fujiko.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE BOLLINO:

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