Gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act dimezzano le tutele contributive e previdenziali dei lavoratori stagionali dell’agroalimentare. Con la Naspi il sussidio di disoccupazione scende da 6 a 3 mesi. Le Commissioni parlamentari: “Trovino un altro lavoro o si pensi ad una contrattazione di secondo livello”. Franciosi (Flai-Cgil): “Devono produrre le uova di Pasqua a ferragosto?”.

Le insidie che si annidano nel Jobs Act non sono ancora finite. A denunciarne l’ultima (solo in ordine di tempo) è la Flai Cgil dell’Emilia Romagna, che lancia l’allarme su quanto accadrà ad almeno mille lavoratori stagionali dell’agroalimentare in regione.
La nuova Naspi, infatti, dimezza il sussidio di disoccupazione di cui beneficiavano coloro che operano in un settore dove la stagionalità è preminente. Dai 6 mesi attuali di sussidio, cui potevano beneficiare finora i lavoratori, si passa ai massimo 3 mesi del nuovo ordinamento.
“Stiamo parlando di persone che lavorano 7, 8 o 9 mesi in produzioni stagionali – precisa Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai Cgil – non di persone che lavorano due mesi”.

A fare arrabbiare il sindacalista, oltre alle nuove regole decise senza tenere conto delle particolarità di queste occupazioni, sono anche le considerazioni delle Commissioni di Camera e Senato, che hanno bocciato le deroghe per i lavoratori stagionali.
“Un ritorno alla disciplina precedente della materia – scrivono i componenti delle Commissioni parlamentari – si porrebbe evidentemente in contraddizione con l’intendimento complessivo della riforma degli ammortizzatori sociali, nel senso del progressivo superamento di ogni forma di sostegno del reddito che possa costituire incentivo, sia pure parziale, al mantenimento dello stato di disoccupazione o comunque a una rinuncia alla ricerca di un’occupazione regolare”.

“Si vogliono far passare i lavoratori stagionali come degli approfittatori – osserva Franciosi – Dichiarazioni offensive che, nella migliore delle ipotesi, rivelano una totale incompetenza in materia”.
Per il segretario della Flai Cgil dell’Emilia Romagna, infatti, non si possono produrre le uova di Pasqua a Ferragosto, né lavorare la barbabietola in inverno, tanto per fare alcuni esempi di settori merceologici coinvolti. L’alternativa che sembra suggerire il Parlamento, però, è quella di trovare un’altra occupazione nei periodi improduttivi o di ricorrere alla contrattazione di secondo livello, regionale o aziendale.

Le conseguenze per i lavoratori stagionali dell’agroalimentare (ma lo stesso discorso vale anche per quelli del turismo) riguardano sia la retribuzione che i contributi.
“Dovranno andare in pensione più tardi e avranno pensioni più basse – spiega il sindacalista – Eppure il problema era noto e bastava consultare le tabelle esistenti su quali sono le attività ad alto tasso di stagionalità, dove gli occupati a tempo pieno si aggirano appena attorno al 10%”.
Per il sindacato, il nuovo ordinamento dovrebbe spaventare anche le aziende, dal momento che usufruiscono di manodopera ad alta specializzazione, che con le nuove regole sarà incentivata a trovarsi un’altra occupazione.