Attori e attrici, danzatori e danzatrici, musicisti e musiciste nell’indigenza. È questa la condizione materiale che si trovano a vivere tantissimi lavoratori e lavoratrici dello spettacolo dopo il lockdown per l’emergenza coronavirus. A volte le aziende che davano loro lavoro li hanno licenziati senza nemmeno avvisarli ed hanno compiuto azioni “corsare”, usandoli anche per avere accesso ai contributi statali, e le misure messe in campo dal governo, che per la prima volta riconoscono la loro esistenza, non sono comunque sufficienti. Per questo motivo l’Slc Cgil, che oggi sarà in videoconferenza col Ministero per un tavolo, chiede che venga predisposto un reddito di sopravvivenza almeno fino ad ottobre.

Spettacolo: la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori

“La situazione è drammatica – afferma ai nostri microfoni Emanuela Bizi, segretaria nazionale dell’Slc Cgil – Noi riceviamo tantissime telefonate in cui i lavoratori raccontano di essere nell’indigenza”.
Il lockdown che ha fermato i teatri e i concerti ha avuto un forte impatto sul reddito delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo e spesso le aziende hanno compiuto azioni che la stessa sindacalista definisce “corsare”, applicando gli articoli dei contratti che risultavano loro più vantaggiosi, scaricando quindi il rischio di impresa sulle spalle di chi lavora.

Altri lavoratori sono stati licenziati senza nemmeno esserne informati e scoprendolo solo dieci giorni dopo.
Ancora più grave quello che alcuni grandi teatri stanno facendo in questi giorni. Dal momento che sono venuti a conoscenza dei contributi straordinari che lo Stato verserà nei loro confronti, alcuni teatri stanno riassumendo le persone in modo fittizio, con l’inquadramento minimo, in modo da far figurare che le persone lavorano e quindi avere accesso ai contributi.

Le misure del governo sono insufficienti

“Per la prima volta, durante l’emergenza il governo ha riconosciuto questi lavoratori. Il problema è che non li capisce”, osserva Bizi. Il riferimento è alle misure di sostegno, dagli ammortizzatori sociali al bonus di 600 euro, che sono stati aperti anche nei confronti di lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, ma i vincoli posti dall’Inps tagliano fuori una consistente fetta di queste persone perché non si tiene in considerazione la specificità e le peculiarità di queste professioni, spesso intermittenti o che comportano spese, come quelle per le trasferte, che fanno figurare il reddito complessivo molto più alto di quello realmente percepito.

Vi è dunque tutta una serie di problemi specifici del lavoro nel mondo dello spettacolo che non è presente in nessun altro settore e che continua a penalizzare lavoratrici e lavoratori e costringerli all’indigenza.
Per questo motivo, dunque, l’Slc Cgil chiede al ministro e al governo che venga messa in campo una forma di reddito di sopravvivenza. “Che non deve durare due mesi – sottolinea Bizi – ma almeno fino ad ottobre, perché sappiamo che le attività artistiche e culturali saranno le ultime a ripartire”.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD EMANUELA BIZI: