Oggi i lavoratori del mondo dello spettacolo e dello sport scendono in piazza per dare voce alla loro “Assenza Spettacolare”: sarà una giornata di mobilitazione nazionale indetta da Slc Cgil, FisteL Cisl e Uilcom Uil.
L’ultimo Dpcm, infatti, ha decretato una nuova chiusura delle sale cinematografiche, dei teatri e degli impianti sportivi. “Per noi questa decisione è un errore strategico oltre ad essere un danno, forse irrimediabile, per i lavoratori di questi settori”, spiega Antonio Rossa dell’Slc Cgil.
A Bologna si terrà un presidio unitario davanti alla Prefettura a partire dalla ore 10.

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Spettacolo, le ragioni della manifestazione

Se a marzo un intervento drastico di chiusura dei teatri e dei cinema era tollerabile, in quanto il nemico Covid-19 non si conosceva, ora la situazione è completamente diversa. In questi sette mesi, infatti, sono state fatte profonde ristrutturazioni, sanificazioni e messe in sicurezza, che hanno richiesto enormi investimenti agli operatori della cultura e dello sport. “Al punto che oggi io dico con assoluta serenità che mi sento più sicuro in una sala cinematografica e di teatro che a casa mia. E credo di non esagerare”, afferma Rossa.

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L'assenza spettacolare

Oggi, dunque, viene contestata radicalmente la razionalità e l’utilità di questa misura, che secondo i lavoratori dello spettacolo rappresenta “un errore strategico perché in questo modo si propone l’idea che la produzione culturale non sia un’attività essenziale per il nostro Paese, idea che rischia di avere conseguenze nefaste per il futuro – continua Rossa – Questi lavoratori sono alla disperazione e il tempo è sempre più stretto”.

In tal modo, le risorse investite in questi mesi per la messa in sicurezza degli edifici rischiano di essere drasticamente vanificate, dando il colpo di grazia a questo settore. Inoltre, a poco le assicurazioni di ristori e di nuove indennità da parte del governo rasserenano lavoratori e lavoratrici.
La fiducia c’entra poco, a parlare sono i dati: tantissimi lavoratori del mondo dello spettacolo hanno visto le loro indennità dopo cinque o sei mesi, “ma alcuni non le riceveranno mai se non ci sarà una modifica legislativa oppure un intervento dell’Inps come circolare applicativa”, conclude Rossa.

La soluzione, secondo i sindacati, non sta nelle indennità, ma in ammortizzatori e tutele strutturali per tutti i lavoratori atipici e discontinui, a cui deve aggiungersi un tavolo permanente tra le parti sociali ed i Ministeri per il rilancio stesso del settore, oltre che il dovere di stabilizzare l’occupazione per i precari delle fondazioni lirico sinfoniche.

L’obiettivo è far riconoscere le peculiarità delle occupazioni nel mondo dello spettacolo, insieme ad altre misure specifiche di welfare, per ottenere un cambio di passo, dove la cultura deve essere considerata un lavoro vero e proprio (e non un hobby): “alla cultura italiana non servono sussidi ma servono diritti”, ha affermato Matteo Lepore, assessore alla Cultura del Comune di Bologna

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