I lavoratori dell’istituto di ricerca consegnano al Prefetto una petizione e chiedono l’attivazione di un tavolo con le Istituzioni per risolvere i problemi causati dai tagli del governo. In alternativa sarà mobilitazione. Il Tecnopolo rimane un miraggio.

La spending review mette a rischio anche la ricerca, con 2.400.000 euro in meno per l‘Enea (Agenzia Nazionale per le Nuove tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo economico sostenibile) a livello nazionale. Sforbiciate che a Bologna si innestano su una situazione già messa a dura prova negli anni scorsi, innanzitutto per la mancanza di una sede di proprietà sotto le due torri. Si aggiunga il vincolo – contenuto nel testo documento – di stipulare contratti d’affitto inferiori del 15% per tutte le sedi?, al contrario di quanto richiederebbe un normale adeguamento Istat, e la situazione si fa insostenibile.

Oggi, nell’incontro fra il prefetto e i delegati della Flc-Cgil, con la partecipazione del segretario della Cgil Danilo Gruppi, i lavoratori dell’Enea hanno tentato di fermare la mannaia dei tagli, con l’impegno della prefettura a far arrivare al governo la petizione, firmata in pochi giorni da 128 dipendenti.  
Un’anomalia che si va aggravando – dicono dall’Enea – nel momento in cui il contratto per l’attuale  locazione, l’Edificio C in via dell’Arcoveggio, scade nel luglio del 2013 mentre non si vedono altre ipotesi all’orizzonte. Un pellegrinaggio che non è iniziato oggi, risale infatti all’anno scorso la chiusura dei laboratori in via dei Fornaciari.

Anche l’ipotesi di un Teconopolo, in cui si aggregherebbero le attività di ricerca sembra farsi un miraggio di fronte ad una manovra che, oltre a non investire, mette a dura prova le attività già in essere. Un’altalena che getta nell’incertezza i lavoratori, rallentando le attività. “Anche solo partecipare ad un bando europeo diviene impossibile – spiegano indignati i ricercatori – nel momento in cui non sappiano se avremo laboratori per portare a termine i progetti di ricerca.” Alla prefettura i lavoratori chiedono anche “un incontro con la Regione e il Comune, per sbloccare lo stallo attuale, altrimenti – fanno sapere – siamo pronti alla mobilitazione.”

265 addetti, fra ricercatori,tecnici e amministrazione  – inclusi i distaccamenti di Faenza e Monte Cuccolino – che non vedono riconosciuta la dignità del proprio lavoro. Contratti a tempo determinato per 2 anni, più uno, ma per i nuovi assunti – laureati con tanto di dottorato di ricerca– sul contratto sta scritto funzionari dell’amministrazione, perché l’inquadramento è più conveniente per l’ente-azienda. Giovani che si trovano così, a scadenza, a non poter nemmeno vantare un cv da ricercatore, congruo con l’attività effettivamente svolta. Una miopia evidente, date le numerose branche in cui si distingue know -how del centro bolognese: dalla sismologia allo smaltimento delle acque reflue civile e industriali, dall’efficienza energetica al trasferimento tecnologico per la piccola e media impresa locale.

Angelica Erta