La vittoria della destra alle elezioni di Madrid produce una conseguenza che lascia sorpresi molti spagnoli: Pablo Iglesias, leader di Podemos, ha annunciato di volersi ritirare dalla politica istituzionale, lasciando ogni carica all’interno del partito.
Le ragioni della scelta, però, non attengono solo alla politica. Ci sarebbero anche ragioni di natura personale che hanno indotto Iglesias ad annunciare il suo ritiro.
Ne abbiamo parlato con il giornalista Luca Tancredi Barone.

Pablo Iglesias, le ragioni della scelta di lasciare la politica

«Pablo Iglesias è un politico originale anche nella maniera di prendere decisioni coraggiose – afferma ai nostri microfoni il giornalista – Nonostante l’immagine che si ha di lui sia quella di una persona che ha voluto a tutti i costi arrivare al potere, i fatti dimostrano che la sua era una strategia politica». Barone ricorda che settimane fa, proprio in vista delle elezioni di Madrid, Iglesias aveva sorprendentemente deciso di lasciare la vicepresidenza del governo per cui aveva lottato molto e di gettarsi a capofitto, in prima persona, nella battaglia per le elezioni della capitale, nella speranza di creare un fronte progressista sufficientemente forte da bloccare l’avanzata della destra, che purtroppo non è avvenuta. Sei madrileni su 10, infatti, hanno votato a destra, o il Ppe o i neofascisti di Vox.

«Tutti pensavamo che la sua presenza fosse un fattore agglutinante per Podemos, mentre Iglesias ora valuta di essere troppo ingombrante e di attirare l’odio degli avversari, al punto di favorirli».
Ma per il giornalista c’è anche un altro elemento, di natura personale, alla base della scelta. Da mesi, infatti, Iglesias ha ricevuto minacce di morte e, per molto tempo, sotto casa sua ha avuto un attacco costante da parte di persone che non facevano sentire sicura la sua famiglia, in particolare i tre figli e la compagna Irene Montero, che ricopre anche la carica di ministra delle Pari Opportunità nel governo spagnolo.

Quale futuro per Podemos?

Se quella di Iglesias è stata una scelta sofferta, soprattutto perché in questo 2021 ricorrono i dieci anni dalla nascita del movimento degli Indignados da cui il leader di Podemos proviene, l’incognita ora riguarda le sorti del partito. Occorre capire se l’uscita di scena di Iglesias favorirà o penalizzerà Podemos e se la leadership successiva avrà ancora un potere trainante.
Uno dei nomi in ballo è quello di Yolanda Díaz, ministra del Lavoro nel governo spagnolo che però, osserva il giornalista, non sembra molto propensa ad assumere la leadership del partito.

Sono anche altri i nomi, soprattutto femminili, che possono ambire alla successione di Iglesias, ma è davvero difficile al momento capire cosa accadrà.
Anche perché la variabile “destra” potrebbe incidere e non poco. Se le elezioni di Madrid, con il trionfo del Partito Popolare e di Diaz Ayuso, sono l’inizio di un ciclo politico, le cose potrebbero complicarsi non solo per Podemos, ma per tutte le forze politiche di sinistra in Spagna.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA TANCREDI BARONE:

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