Dalle Staffette Alimentari Partigiane alla Spesa Solidale, passando per la Mappa della Malandrina e diversi sportelli di ascolto. In questi mesi la Bologna auto-organizzata e solidale ha dato vita a molti progetti per far fronte alla crisi Coronavirus. All’avvio della fase 2, queste reti si preparano a riorganizzarsi, abbandonando la logica emergenziale e dando vita a strumenti di auto-mutualismo che guardano ai prossimi mesi ma anche all’aumento dell’ingiustizia sociale che  è già in atto. 

Le brigate di mutuo-soccorso di Ya Basta

Con una campagna di crowdfunding che ha raccolto più di 20mila euro, in questi mesi di lockdown le Staffette Alimentari Partigiane hanno distribuito circa 200 pacchi a più di 30 senzatetto (consegnando loro kit con cibo, libri e presidi sanitari), acquistato e consegnato cibo a persone in reclusione domiciliare, portato a ragazzi e ragazze oltre 50 pacchetti contenenti libri, quaderni, penne e materiale da disegno.
Il lavoro di Ya Basta è continuato anche online, con gli sportelli di consulenza legale, scuola di italiano e doposcuola e la creazione in collaborazione con Mediterranea Saving Humans e il Laboratorio Salute Popolare di Làbas di  uno sportello di consulenza sanitaria e psicologica che ha risposto a più di 1000 telefonate in un mese e mezzo.

Con l’avvio della Fase 2, volontarie e volontari si propongono di organizzare una risposta che vada oltre le caratteristiche emergenziali dei primi mesi. Di fronte al rischio dello sprofondamento nella povertà di migliaia di bolognesi, le Staffette Partigiane si preparano a riorganizzarsi in Brigate di Mutuo Soccorso, con l’obiettivo di distribuire  ogni settimana 50 pacchi alimentari  a famiglie/singoli in difficoltà nei quartieri Santo Stefano e Porto – in collaborazione con i Municipi Sociali di Làbas e Tpo – coinvolgendo le persone aiutate nella realizzazione del progetto. Il progetto si fonda sul mutuo aiuto e sulla prossimità, nel tentativo di sviluppare reti di auto-mutualismo adatte alle dimensioni di lungo-periodo dell’impoverimento. 
Il progetto sarà presentato domani, martedì 5 maggio, alle 19 in un’assemblea online su Zoom che sarà trasmessa in diretta anche sulla pagina facebook di YaBasta Bologna. 

Don’t panic – Organizziamoci

In poco più di un mese la piattaforma Don’t Panic – Organizziamoci ha raccolto più di 4mila euro e circa 100 spese sospese per le Spese Solidali a sostegno dei nuclei seguiti dagli Empori Solidali di Case Zanardi, ma anche per i nuclei seguiti da Antoniano Onlus e Caritas di Bologna. Una rete di solidarietà che si amplifica con il contributo di Camilla – l’Emporio di Comunità e dei suoi soci e con le donazioni ricevute da Legambiente Bologna, Anpi Pratello, Altra Babele e Altra Emilia Romagna.  All’attività di raccolta della spesa si è aggiunto il progetto di Sottocoperta per raccogliere indumenti e intimo per chi una casa non ce l’ha, come le persone seguite da Piazza Grande. 

Dal progetto Una Parola Amica rivolto agli anziani soli, agli Infopoint sul lavoro a cura di Opera, lo sportello psicologico gratuito gestito da reti territoriali di psicologi  e lo sportello affitti a cura di Pensare Urbano, passando per la Mappa della Malandrina de la Mala Educaciòn che offre informazioni utili sui servizi in città a tutela della salute sessuale.
Radio Leila continua a lavorare dal basso per costruire un’Agorà pubblica nella crisi dove tutti possano prendere parola. Te li portiamo noi, a cura di PLUS, per portare farmaci antiretrovirali a persone affette da HIV. In questo mese i progetti realizzati da Don’t Panic si sono moltiplicati. 

E nei prossimi giorni vedranno la luce altri progetti, a partire da una call for paper con l’obiettivo di raccogliere studi accademici, approfondimenti e inchieste sugli effetti sociali che questa crisi comporta nella nostra società, o le attività di supporto agli studenti e alle studentesse più in difficoltà con la raccolta di tablet e dispositivi elettronici da donare insieme ad un vero e proprio doposcuola online.

Insomma, se la fase 2 presentata dal Governo poneva l’accento sul ritorno al lavoro produttivo e su una confusa graduatoria degli affetti consentiti, le reti di solidarietà bolognesi stanno organizzando una risposta alle molte domande e necessità dimenticate.