Le parole di ieri di Giuseppe Conte non smuovono ancora il Comune di Bologna, che sembra voler restare fermo sulla decisione di non incrementare lo smart working, misura precauzionale necessaria dato l’aumento esponenziale della curva dei contagi che ieri ha superato i 20mila, per la prima volta dall’inizio della pandemia.
Cgil e Uil hanno dato vita a un presidio “per protestare contro l’amministrazione che è sorda ai richiami dei lavoratori”, afferma Franco Nasi, coordinatore della Rsu del Comune di Bologna.

Smart working: la richiesta dei lavoratori del Comune di Bologna

Negli ultimi dpcm l’indicazione del governo è chiara: le pubbliche amministrazioni devono incentivare il più possibile il lavoro da remoto dei propri dipendenti, in modo da ridurre le occasioni di contagio e anche di alleggerire la pressione sui trasporti pubblici.
Tuttavia, il Comune di Bologna a partire da lunedì scorso e attraverso una circolare generica rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori, ha imposto loro di recarsi in sede almeno tre volte a settimana, senza fare distinzioni tra le singole funzioni. “È chiaro che chi sta al pubblico, chi ha uno sportello, i vigili non possono lavorare da remoto – continua il coordinatore della Rsu – ma gli altri? Ci sono circa 2000 persone che possono svolgere da casa le proprie mansioni”.

“I dipendenti del comune di Bologna sono 4500, quindi non parliamo di qualche lavoratore – osserva Nasi – Se tu obblighi le persone a spostarsi, come sta facendo questa amministrazione, è chiaro che crei un pericolo. Noi diciamo che, se possibile, quando non si va a inficiare l’erogazione di un servizio ed è possibile fare lo stesso lavoro da remoto, perché no?”: questa è la domanda – lasciata senza risposta – non solo di Nasi, ma di tutti i lavoratori del Comune, i quali non comprendono questa ostinazione, “che va contro tutte le logiche di buonsenso oltre che contro i decreti”.

In un contesto dove anche il consiglio comunale è tornato in remoto, “l’amministrazione non ha dato motivazioni logiche del perché continuare a lavorare in presenza”, conclude Nasi, il quale dichiara, infine, che qualora l’amministrazione continui a non ascoltare, si terranno “pronti ad adottare altre forme per convincerli”.

Rosarianna Romano

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