M5S e comitati di terremotati protestano per i costi esosi delle utenze elettriche nei Moduli Abitativi Provvisori. Bollette fino a 3500 euro e sono prossimi i primi distacchi. “Baracche non coibentate, con elettrodomestici in classe G”. Defranceschi: “La Regione sapeva dei consumi, ora paghi”.

Sono esasperati i terremotati dell’Emilia. Trascorsi ormai due anni dal sisma che ha distrutto le loro case, non vedono la luce in fondo al tunnel e, anzi, oltre al danno devono subire la beffa.
Sembra proprio una beffa, ad esempio, quella che subiscono le famiglie che ancora vivono nei circa 1600 Map, i Moduli Abitativi Provvisori, definiti “delle vere e proprie baracche energivore”, oltretutto senza collaudo. Tutti hanno il terrore che arrivi la bolletta di Enel, che per in molti casi supera i 2mila euro, fino ad un massimo di 3500 euro.

“Le pareti sono spesse otto centrimetri, le porte sono di lamiera, gli elettrodomestici sono in classe energetica G” racconta Massimo Vignola, portavoce del comitato di terremotati di Cento, nel ferrarese. Una cattiva coibentazione che fa schizzare alle stelle il consumo di elettricità, che nei moduli alimenta tutto, dal riscaldamento ai fornelli della cucina.
“La Regione Emilia Romagna sapeva benissimo i consumi di quelle strutture – denuncia Andrea Defranceschi, consigliere regionale del M5S – L’assessore Muzzarelli ha candidamente risposto che non ha pensato alle coibentazioni, perché i moduli sono provvisori e dovrebbero servire per poco tempo”.

Ma anche sulle tempistiche il consigliere pentastellato getta dubbi: “Ai Comuni del cratere sono stati versati contributi per il mantenimento dei Map per 5 anni, nonostante la Regione avesse promesso ai cittadini che la permanenza sarebbe stata al massimo di due anni”. In altre parole: viale Aldo Moro sapeva anche che i tempi sarebbero stati lunghi.
Anche in virtù di ciò, il M5S chiede alla Regione di accollarsi i costi delle bollette esose. “Abbiamo presentato una risoluzione in tal senso sei mesi fa – spiega Defranceschi – ma ancora non viene discussa in aula. In compenso l’assessore Muzzarelli ha insultato i terremotati, accusandoli di essere dei ladri che subaffittano le baracche o piangono miseria avendo la fuoriserie in garage”. I controlli effettuati, sottolinea il consigliere regionale, non hanno prodotto alcun risultato.

I problemi che attanagliano i terremotati, però, non sono finiti. Uno dei più grossi è quello dei mutui. Nonostante l’accordo siglato tra Abi e Regione, infatti, i proprietari di immobili nel cratere del sisma denunciano di essere costretti a dover contrattare personalmente la sospensione dei mutui con la propria banca.
La burocrazia, inoltre, rallenta la ricostruzione che, nei fatti, non è ancora partita: “Il tempo medio per prendere in esame una pratica – spiega Vignola – è dai tre ai sei mesi, ma se c’è una rilevazione, il progetto slitta di ulteriori due mesi”.
I dati confermano il problema: per i 15mila edifici resi inagibili dal sisma, le domande per aver accesso al contributo sono 12300, ma al 30 aprile le pratiche saldate erano appena 462. Stesso discorso per le imprese: delle 5mila danneggiate, sono solo 163 quelle saldate.

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