La corsa e Charles Darwin: queste sono le fonti che hanno ispirato il nuovo spettacolo del grande coreografo e regista Guilherme Botelho e la compagnia Alias.

Sedici ballerini attraversano il palcoscenico in loop continuo, compiendo movimenti ripetitivi che si susseguono sempre uguali. I ballerini entrano ed escono dalla scena senza tregua, in continuo movimento, la attraversano e ne escono senza sosta, ora strisciando, ora correndo, a tratti con energia, a tratti per inerzia.

Una metaforica linea del tempo percorsa da una varia umanità che passa dagli albori del movimento fino alla posizione eretta, la storia dell’uomo ci passa davanti agli occhi sintetizzata in una corsa sbilenca e incessante che ci ricorda le nostre vite, l’istinto di sopravvivenza dell’uomo, il suo procedere in avanti verso il progresso, o semplicemente verso il futuro.

Una danza coreografata con semplicità e potenza, accompagnata dalle ipnotiche armonie musicali di Murcof e Pablo Beltràn Ruiz e dalla fotografia di Jean-Philippe Ray.

Guilherme Botelho firma un’altra opera di grande forza e impatto, una danza non ermetica ma calda, potente, che ci parla di tutti noi, della storia dell’uomo e la sua evoluzione, il continuo andare verso una meta senza prestare attenzione al percorso, flusso di corpi come gocce di pioggia che cadono sbilenche, storte, dall’alto verso il basso, inesorabili e uguali, una pioggia di uomini per una volta non diversi e non separati, diretti verso un’unica direzione, una sideways rain di rara bellezza.

Alice Barboni

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