L’Usb convoca le lavoratrici dei servizi educativi 0-6 (nidi e materne) e prepara lo sciopero contro il progetto del Comune di affidarli all’Asp. Privatizzazione strisciante, peggioramento della qualità e delle condizioni lavorative e trasformazione delle materne da scuola a servizio le ragioni della contrarietà.

Cresce la protesta contro il progetto del Comune di Bologna di affidare i servizi educativi nella fascia 0-6 (nidi e materne) all’Azienda per i Servizi alla Persona. Dopo la bocciatura arrivata ieri dall’Adi (Associazione Docenti Italiani) di Bologna, oggi la mobilitazione di chi si oppone al progetto tocca una nuova tappa con l’assemblea convocata dall’Unione Sindacale di Base. Nel pomeriggio l’Usb discuterà con le lavoratrici di nidi e materne, i collaboratori scolastici e i precari, dello sciopero che sta per essere proclamato.

Con il progetto Palazzo D’Accursio conta di aggirare il patto di stabilità, che impedisce nuove assunzioni, ma il sospetto dei contrari è che il Comune voglia procedere ad un disimpegno in favore dei privati.
Le ragioni della contrarietà infatti, sono nel merito del passaggio di consegne. 500 dipendenti comunali delle materne verrebbero trasferiti all’Asp nel 2013 e altrettanti entro fine mandato. Un’ipotesi che non piace sia per il rischio di peggioramento della qualità del servizio che per il diverso inquadramento contrattuale delle lavoratrici.

Altro nodo cruciale riguarda le materne, considerate scuole dell’infanzia e non servizi educativi come i nidi. L’operazione del Comune, quindi, viene letta come uno svilimento del valore delle scuole materne che Usb e docenti non accettano.
L’ultima perplessità riguarda il futuro. L’Asp potrebbe appaltare quote consistenti del sistema educativo alle cooperative, procedendo ad una vera propria privatizzazione. “L’obiettivo dell’Asp – osserva Vilma Fabiani dell’Usb – era quello di reinternalizzare i servizi del Comune, ma qui si sta facendo l’esatto contrario”.

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