Se non ci fossero state forme di mutualismo, di solidarietà dal basso, la prima fase della pandemia di Covid-19 sarebbe andata addirittura peggio. Sembra questo l’assunto alla base di uno degli approfondimenti che animeranno il Festival della Partecipazione, a Bologna e online dal 16 al 18 ottobre.
Venerdì 16 alle ore 15.00, infatti, nell’Auditorium Enzo Biagi di Salaborsa si terrà l’incontro intitolato “Il ruolo delle reti civiche e di mutuo aiuto nella gestione dell’emergenza“.

Mutuo aiuto: il racconto e il confronto delle esperienze italiane

L’obiettivo dell’incontro è proprio quello di favorire il racconto e il confronto di esperienze di impegno civico che si sono attivate con spirito mutualistico durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria.
Ad introdurre il confronto saranno, tra gli altri, gli interventi di Michele D’Alena della Fondazione Innovazione Urbana, che presenterà “l’Indagine sulle comunità e le reti attive nei quartieri di Bologna” e l’esito delle interviste realizzate a comunità attive a livello nazionale e Roberto Sensi di ActionAid Italia, che interverrà sulle reti civiche, la solidarietà alimentare e il diritto al cibo durante l’emergenza.

Il cuore dell’incontro sarà rappresentato da un’assemblea composta dai rappresentanti dei progetti nazionali e locali mappati dalle organizzazioni, tra cui le esperienza mutualistiche bolognesi nate durante il lockdown, come Don’t Panic e le Staffette Alimentari Partigiane, ma anche esperienze di Bergamo, Milano, Roma, Reggio Emilia, Ravenna e Palermo.
“Nel mese di giugno, insieme ai Quartieri di Bologna, abbiamo realizzato 280 interviste con le reti civiche e mutualistiche attivatesi in città – racconta ai nostri microfoni D’Alena – Inoltre insieme ai partner del Festival della Partecipazione, ActionAid e Legambiente in primis, abbiamo realizzato un secondo report su venti realtà bolognesi e quindici nazionali a tre mesi dall’emergenza”.

I risultati della mappatura e dell’indagine verranno presentati proprio nel corso dell’incontro, ma ai nostri microfoni il referente di Fondazione Innovazione Urbana anticipa alcuni contenuti. “Si sono attivate forme di mutuo aiuto per quelle famiglie che avevano pochi o nessun device – racconta – oppure il supporto agli anziani soli e alle persone senza provviste alimentari”.
I gruppi informali, le associazioni e i comitati dei cittadini hanno assunto le forme più svariate e la composizione cambiava da contesto a contesto. Dalle parrocchie ai centri islamici, dai centri anziani alle realtà culturali che hanno dovuto chiudere, dai comitati di cittadini alle reti di solidarietà.

A Bologna praticamente tutte le realtà avevano una qualche forma di contatto e collaborazione con le istituzioni, anche semplicemente informando il Quartiere delle proprie attività. “In altri territori nazionali – osserva però D’Alena – ci sono forme di mutualismo che non hanno avuto alcuna relazione con le istituzioni”. E ciò dipende dall’orientamento delle politiche di quegli enti locali.

In ogni caso, però, il mutuo aiuto ha raggiunto persone che le misure istituzionali non riuscivano a raggiungere ed è per questo che queste iniziative andrebbero ulteriormente valorizzate, sia con risorse, spazi e comunicazioni.
“Prossimamente – annuncia il referende di Fondazione Innovazione Urbana – il Comune e la Fondazione lanceranno proprio un percorso di formazione dedicato a supportare le competenze delle reti mutualistiche. L’importante è che la politica capisca che il mondo è cambiato e questa emergenza accelerato alcuni processi già evidenti prima e che serve un nuovo protagonismo del pubblico, non per formalizzare le pratiche di mutualismo, ma per riconoscerle e rinforzarle”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE D’ALENA: