Le tensioni all’interno della maggioranza bolognese del sindaco Merola non accennano a placarsi, e dopo le questioni Hera e Istituzione Scuola l’alleanza tra Pd e vendoliani è più che mai fragile. La capogruppo Cathy La Torre chiarisce: “siamo liberi di non votare le cose che non ci convincono”.

“Il metodo è sostanza”. Con queste parole la capogruppo di Sel a Palazzo d’Accursio Cathy La Torre evidenzia i motivi di frizione con l’azione della giunta e del sindaco Virginio Merola. Sel non ha infatti dato voto favorevole alla delibera che sancisce la nascita dell’Istituzione Scuola a Bologna, astenendosi in consiglio comunale. “Non va il metodo seguito dalla giunta – sottolinea La Torre – una riforma così importante fatta senza nessuna consultazione con le maestre e i genitori, il tutto in un clima molto avvelenato“.

Nonostante l’opposizione di Sel e alcuni dubbi all’interno dello stesso Pd, Merola ha tirato dritto blindando di fatto il voto sull’Istituzione Scuola (minacciando, a quanto pare, le proprie dimissioni), vera e propria bandiera del suo mandato. Alla fine l’approvazione al nuovo organismo che dovrà gestire i servizi educativi cittadini è arrivata, col voto compatto del Pd e l’appoggio della Lega e di Daniele Carella (Forza Italia). Una maggioranza anomala, dunque, che pone diversi interrogativi in merito alla tenuta della coalizione uscita dalle elezioni di tre anni fa.

Non credo ci siano larghe intese, perché l’impegno di Sel in maggioranza va avanti – chiarisce La Torre – le cose che non ci convincono ci riteniamo liberi di non votarle e le cose fuori dal patto di mandato, vedasi la vendita di azioni Hera, ci riteniamo liberi di approfondirle e discuterle prima di votarle”.
Se, però, il Pd può fare affidamento sui voti del centrodestra, viene da domandarsi quale sia il peso reale dei vendoliani a Palazzo d’Accursio. “Non ci sentiamo ridimensionati perché non è la prima volta che su questi temi il Pd prende i voti del centrodestra – fa sapere la capogruppo di Sel – abbiamo capito che sulla scuola c’è una forte differenziazione e ci piacerebbe discutere del merito delle cose senza essere bollati come ideologisti. Ricordo però – conclude – che per tutte le altre delibere il centrodestra non è venuto in soccorso al Pd”.

Andrea Perolino