Nelle ultime ore studentesse e studenti della Consultoria Mala Consilia, Link, insieme ad una cinquantina di rappresentati degli studenti hanno dato vita ad una foto-petizione, a un social-bombing sui profili dell’Università di Bologna e hanno scritto al Rettore per sollevare l’attenzione su alcuni aspetti del nuovo regolamento contro le molestie nell’Ateneo che il Senato accademico discute oggi.
In particolare, il nuovo regolamento contiene tre punti molto problematici che potrebbero avere l’effetto di scoraggiare le denunce di molestie e sembrano fornire eccessive garanzie al presunto molestatore, che spesso già si trova in una posizione di potere all’interno dell’Università.

Molestie: i punti critici del regolamento

I rilievi delle studentesse si concentrano su tre punti del nuovo regolamento, che riguardano l’accesso alla denuncia di molestie, la conciliazione e le conseguenze per una denuncia in assenza di prove.
Il primo punto pone un limite temporale di 90 giorni da quando si è ricevuta la molestia per fare denuncia. “Poiché i rapporti di potere all’interno dell’Università possono essere asimmetrici – spiega ai nostri microfoni Eleonora di Mala Consilia – questo limite di tempo è inaccettabile. Le studentesse che stanno ancora frequentando il corso di un professore che le molesta, le dottorande che vogliono denunciare il proprio tutor, le assegniste o le amministrative che hanno il ricatto del lavoro potrebbero essere scoraggiate dal sporgere denuncia”.
Gli analoghi regolamenti di altri Atenei italiani non contengono limiti di tempo e, qualora li contengano, i dati sulle denunce sono più bassi: una correlazione evidente.

Il secondo punto problematico è la possibilità di incontri di mediazione tra la vittima di molestie e il molestatore. Un faccia a faccia che, sottolineano le studentesse, esporrebbe le persone molestate a una seconda vittimizzazione. “Non si sa bene cosa dovrebbero dirsi – sottolinea Eleonora – e un incontro di questo tipo contempla una situazione di parità che non corrisponde alla realtà e risulterebbe umiliante per chi ci si sottopone”.
L’ultimo punto riguarda le denunce non suffragate da prove, che espongono chi denuncia alla possibilità di incorrere in procedimenti disciplinari. “È una cosa molto diversa dalla denuncia dolosa – sottolinea l’esponente di Mala Consilia – perché in caso di molestie può essere difficile avere abbastanza prove per completare un iter, ma ciò non significa che la molestia non sia avvenuta”.

All’interno dello stesso regolamento anti-molestie dell’Università, dunque, sembra esserci quell’impostazione patriarcale che offre grandi garanzie agli autori di molestie e contempla meccanismi colpevolizzazione o deterrenza per le vittime.
Il Rettore Francesco Ubertini non ha ancora risposto alla lettera dei rappresentanti degli studenti e la speranza è che il Senato accademico, nell’incontro di oggi, non approvi senza modifiche il nuovo regolamento.
In ogni caso la Consultoria fa sapere che la vicenda non si concluderà qui.

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