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L’assessore comunale al Welfare chiede coraggio alla proprietà delle ex-scuole occupate da 60 persone e rimaste senza acqua né luce a causa del piano casa, ma si scopre che l’ordine di staccare le utenze è arrivato da Palazzo D’Accursio.

Forse a Palazzo D’Accursio c’è qualche imbarazzo per la questione delle utenze idriche delle ex scuole Ferrari, occupate da una sessantina di persone in emergenza abitativa guidate da Asia Usb.
Dopo aver tolto l’elettricità, anche i rubinetti sono stati chiusi per effetto dell’articolo 5 del piano casa del governo Renzi, quello che appunto impone di staccare le utenze a chi occupa un edificio.
Ma mentre ieri Amelia Frascaroli, come riportava il sito di Radio Città del Capo, lanciava un appello alla proprietà, la banca Carisbo, esortandola ad avere coraggio ed etica e a riattivare almeno l’utenza idrica, si è poi scoperto che l’ordine a togliere l’acqua è arrivato proprio dal Comune.

La vicenda è stata ricostruita sia da una nota di Carisbo che da Hera, la multiutility per i servizi ambientali che ha materialmente staccato l’acqua. La prima afferma di non essere mai entrata formalmente in possesso della proprietà delle ex scuole, dal momento che quando è avvenuta la permuta con un altro edificio, le Ferrari sono state occupate e non è stato possibile effettuare le volture delle utenze.
La multiutility invece fa sapere che è proprio da Palazzo D’Accursio che è arrivato l’ordine di staccare l’acqua, come previsto dall’articolo 5 del piano casa.
Frascaroli ha poi cercato di rimediare alla gaffe, precisando il senso del suo appello: “Il problema etico è nostro, della politica. Perché non riusciamo a creare delle condizioni diverse per l’accoglienza abitativa. Tutti siamo fuori dall’etica, a causa dei problemi amministrativi ed economici che abbiamo”.