Sono già 117 le scuole chiuse, a nemmeno tre settimana dalla riapertura dopo il lockdown, a causa di focolai di Covid-19. Ma gli istituti che hanno registrato almeno un caso sono 825, il 10% circa di quelle presenti sul territorio italiano.
“La situazione è destinata a peggiorare – prevede Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief – quando arriveranno i test rapidi si scopriranno tanti casi di asintomatici”.

Scuole e Covid: è già un problema

Nella giornata di ieri erano 2548 i nuovi positivi rilevati in Italia, con una curva epidemiologica che continua a chiudere a alcuni amministratori locali che iniziano ad imporre l’uso obbligatorio della mascherina anche per strada.
Per il comitato tecnico scientifico il problema di questa nuova ondata riguarda i contagi all’interno dei gruppi famigliari, dove un componente trasmette il virus agli altri data la vita a stretto contatto tra le mura domestiche.

Per il presidente di Anief molti di questi contagi domestici potrebbero provenire dai giovani dal momento che, ancora oggi e già l’estate scorsa, molti ragazzi e ragazze non rispettano le prescrizioni sul distanziamento fisico e l’utilizzo della mascherina durante il loro tempo libero, finendo poi per contagiare i famigliari e i compagni.
“Quando arriveranno i test rapidi i numeri dei contagi nelle scuole saliranno – preconizza Pacifico – Purtroppo ad oggi non è possibile attivare un tampone in assenza di sintomi o con solo la febbre”.

Per Anief insegnanti e collaboratori sono come medici e infermieri

Di fronte ai numeri in crescita di casi Covid all’interno delle scuole, il sindacato chiede di riconoscere al personale della scuola il rischio biologico e il lavoro gravoso.
“A differenza di molti settori del pubblico impiego – osserva il presidente di Anief – nella scuola lo smart working è vietato. Un milione e trecentomila lavoratrici e lavoratori ogni giorno si recano sul luogo di lavoro cercando di fare il possibile e scongiurare il ritorno alla didattica a distanza”.
Di questi, il 40% ha più di sessant’anni e ciò li esporrebbe a maggiori rischi in quanto lavoratori potenzialmente fragili.

In aggiunta e data la situazione complicata di fare scuola ai tempi della pandemia, il personale scolastico è esposto al rischio di burnout.
Per questi motivi il sindacato chiede che venga considerato contrattualmente il rischio cui docenti e amministrativi sono esposti, con una diaria giornaliera, anche simbolica, di 10 euro, di molto inferiore a quella degli infermieri (40 euro) e dei medici (100 euro).

ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCELLO PACIFICO: