La commissione Cultura del Senato ha approvato l’emendamento della senatrice Vanna Iori al Decreto scuola, che contiene una modifica alla valutazione degli studenti della primaria. Dal prossimo anno sarà espresso per gli studenti un giudizio riportato nel documento di valutazione, abolendo il voto numerico che era stato reintrodotto dalla riforma Gelmini del 2008.
L’emendamento ora dovrà passare dall’aula per essere approvato, ma con molta probabilità diventerà legge perché sul decreto verrà posta la fiducia.

Voto numerico: una lunga battaglia

I fondamenti pedagogici che stanno alla base dell’abolizione del voto numerico nella valutazione degli alunni si manifestarono fin dagli anni ’60 del Novecento, nelle battaglie di pensatori ed educatori come don Lorenzo Milani e Alberto Manzi. Quest’ultimo divenne un’icona dell’istruzione e della comunicazione grazie a “Non è mai troppo tardi”, trasmissione televisiva in onda dal 1960 al 1968, ma nel 1981 ricevette anche una sanzione disciplinare con sospensione dello stipendio per essersi rifiutato di compilare la scheda di valutazione degli alunni.

Dal 1977 al 2008 il voto numerico fu cancellato, anche se – ricorda ai nostri microfoni l’ex insegnante Mirco Pieralisi – vi furono forme di valutazione analoghe, come un voto espresso con una lettera o con “buono”, “distinto”, “sufficiente” e così via: valutazioni brevi che comunque non tenevano contro della riflessione che stava alla base della scelta di non esprimere un voto numerico.
“La riflessione – osserva Pieralisi – è quella che vede l’impossibilità di una classificazione del vivente, ma previlegia una valutazione formativa del processo di apprendimento“.

Dal punto di vista pedagogico, infatti, la valutazione con un numero non restituisce la complessità della realtà e riduce gli studenti ad una cifra che ha la pretesa velleitaria di risultare oggettiva.
Al contrario, una valutazione più analitica prende in considerazione altri fattori, come l’insegnamento stesso, il contesto in cui si vive, la partecipazione dello studente o della studentessa. “Quindi non esiste una valutazione oggettiva, valida per tutti e riconducibile a un voto”, insiste Pieralisi.

Nel 2008, però, il governo Berlusconi reintrodusse con un blitz la valutazione numerica, che oggi il Parlamento torna a mettere in discussione.
L’ex insegnante accoglie quindi con favore la novità legislativa, segnalando che si tratta di un primo passo di una battaglia che fu portata avanti da una minoranza all’interno dello stesso mondo della scuola.

Le resistenze, del resto, non sono mai mancate, anche in anni recenti. La retorica della “meritocrazia” è ancora forte, l’ideologia che finge di vedere la scuola come un territorio neutro, dove non ci sono disparità e diseguaglianze pregresse è ancora perniciosa.
Eppure, questa retorica fu messa in discussione più di cinquant’anni fa proprio da don Milani, quando sostenne che “non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali“.

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