La modifica della “Carta dei servizi” voluta dalla giunta comunale di Bologna elimina la frase “la frequenza alla scuola dell’infanzia è gratuita”, permettendo di vincolare il pagamento di una retta alla frequenza. Per il Comune si continuerà a pagare la refezione scolastica, ma per Scuola e Costituzione è un precedente gravissimo, che equipara le materne comunali alle private. Annunciate mobilitazioni.

La disputa va avanti da alcuni anni, almeno da quando la prima giunta Merola perse il referendum contro i finanziamenti alle scuole private. Già allora, infatti, uno dei temi del contendere era come considerare le scuole materne, se diritto o servizio alla persona. I referendari di Articolo 33 sostenevano la prima opzione, mentre il Comune di Bologna spingeva per considerare le scuole un servizio individuale, quindi soggetto al pagamento di una prestazione o di una retta.

È in questa chiave che va letta la nuova mossa della giunta comunale che, mettendo mano alla “Carta dei servizi” ha eliminato la frase “la frequenza alla scuola dell’infanzia è gratuita”. In questo modo, dunque, il Comune potrà chiedere un pagamento per la frequenza e non solo per il servizio di refezione scolastica, come avviene oggi.

Da Palazzo D’Accursio cercano di minimizzare e spiegano che la misura serve a scongiurare che le famiglie diano il pranzo al sacco ai propri figli, ma secondo Scuola e Costituzione il precedente è gravissimo. “Oggi si dice che la retta di frequenza copre la refezione, ma domani potrebbe coprire altre cose e potrebbe essere limitato l’accesso, discriminando chi non può permettersi di pagare”, osserva il portavoce Bruno Moretto.

È dagli anni ’60, ricorda Scuola e Costituzione, che anche le materne comunali, come quelle statali, erano gratuite. In questo modo, invece, la giunta le equipara alle private.
“Viene meno uno dei pilastri di ciò che è scuola – continua Moretto – cioè un diritto di tutti e per tutti, pagato dalla fiscalità generale”.
Scuola e Costituzione ha intenzione di mobilitare i genitori e i cittadini per impedire che la modifica vada in porto.

La mossa della giunta, che dovrà superare il vaglio del Consiglio comunale, secondo i detrattori solleva dubbi di costituzionalità. Una critica che l’assessora all’Istruzione Marilena Pillati non vuol sentire, dal momento che anche oggi si paga per la refezione scolastica.
“Ma cosa c’entra? – controreplica Moretto – La refezione è un servizio è a parte. Ma se la questione è questa, allora rilanciamo chiedendo la refezione gratuita per tutti“.

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