Sono appena state rese note e hanno già sollevato una levata di scudi quasi unanime. Le linee guida del Miur sulla scuola ai tempi del coronavirus inciampano nelle critiche di presidi, docenti, sindacati, genitori ed enti locali. I nodi principali riguardano l’assenza di risorse per la riorganizzazione della scuola, sia per ciò che riguarda gli spazi che per il personale, alcuni processi di esternalizzazione che le linee guida favorirebbero e l’attribuzione di ogni responsabilità ai dirigenti scolastici.
Oggi pomeriggio in sessanta piazze italiane il comitato “Priorità alla scuola” scenderà in piazza per chiedere la riapertura delle scuole in presenza e in sicurezza. L’appuntamento bolognese è previsto alle 18.00 in piazza XX settembre.

Scuola, i problemi delle linee guida

Le critiche maggiori alle linee guida del Ministero riguardano appunto la mancanza di adeguati finanziamenti per assicurare la ripartenza e il fatto che ogni responsabilità ricadrebbe sui dirigenti scolastici. “Non si può chiedere ai dirigenti scolastici e al personale di rispondere in solitudine alle esigenze delle famiglie e alla necessità di garantire il servizio a organico e risorse invariate”, sottolinea Paola Serafin, che guida i dirigenti scolastici per la Cisl Scuola. È un Piano che “non contiene indicazioni operative né definisce livelli minimi di servizio, ma si limita ad elencare le possibilità offerte dalla legge sull’autonomia, senza assegnare ulteriori risorse né attribuire ai dirigenti la dovuta libertà gestionale”, afferma l’Associazione presidi.

“Apre alla privatizzazione”, accusa inoltre Pino Turi della Uil scuola. “La preoccupazione è che si stia scaricando una grossa responsabilità sulle autonomie scolastiche col risultato di un quadro dell’istruzione legato alle differenze territoriali”, è il timore di Francesco Sinopoli della Flc Cgil.
Le regole per la ripartenza scolastica prevedono lezioni anche il sabato (anche se molte scuole già lavorano il sabato), frequenza a turni differenziati, organizzazione della classe in più gruppi di apprendimento, con alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi e dunque anche di diverse età.

La didattica a distanza rimane marginale e solo per le scuole secondarie di secondo grado. La mensa potrà essere organizzata su due o più turni per evitare l’affollamento dei locali e qualora non sia sufficiente, gli enti locali potranno studiare soluzioni alternative come addirittura il consumo del pasto in monoporzioni all’interno dell’aula.
Nel testo non si parla di strutture in plexiglass nè di divisori tra gli alunni, si dà ampia attenzione ai bambini della scuola dell’infanzia e si attribuisce un ruolo importante, oltre che all’autonomia scolastica, alle comunità territoriali e al terzo settore anche per prevedere nuovi spazi alternativi per svolgere le lezioni in sicurezza in palestre, cinema, musei, parchi.
Per organizzare sul territorio l’anno scolastico verranno quindi avviati Tavoli regionali insediati presso gli Uffici scolastici regionali.

Priorità alla scuola: la manifestazione di questo pomeriggio

“Tutti in fila indiana a partire da Piazza XX Settembre lungo i luoghi simbolo della gestione attuale della scuola!”. È con questo grido che questo pomeriggio a Bologna si troveranno in piazza docenti, educatori ed educatrici, genitori e genitrici, studenti e studentesse del comitato “Priorità alla scuola”.
Una delle parole chiave è “spazio“, inteso sia come spazio per la scuola, ma anche spazio alla scuola.
“Vogliamo una scuola vera, in cui ragazze e ragazzi possano tornare in sicurezza – osserva ai nostri microfoni Giovanni Cocchi, uno degli organizzatori – Gli 1,4 miliardi stanziati al momento non bastano e sarebbe insufficiente anche il possibile altro miliardo di euro di cui si sta discutendo in queste ore”.

Tra le richieste del comitato ci sono risorse straordinarie, personale docente e Ata adeguato alle esigenze, assunzione dei docenti precari dalle graduatorie provinciali, l’individuazione di spazi comunali e provinciali per scuole di ogni ordine e grado, investimenti strutturali per l’edilizia scolastica, prevenzione sanitaria, riduzione del numero di studentesse e studenti per ogni classe e maggiori risorse per sostenere chi presenta bisogni educativi speciali.
Per contro, il comitato rifiuta la riduzione del tempo scuola, le esternalizzazioni, la didattica a distanza come parte strutturale dell’orario, gli accorpamenti di classi, la gestione di privati di luoghi e organici.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIOVANNI COCCHI: