Uno dei temi irrisolti del post-pandemia rimane quello della scuola. Le incognite su una effettiva ripresa a settembre continuano a preoccupare le famiglie, sia per quanto riguarda la gestione che per ciò che concerne l’educazione dei figli. L’ipotesi di una ripresa a settembre a metà, impostata su una didattica in parte in presenza e in parte a distanza, come da dichiarazioni della ministra Lucia Azzolina, continua a non rappresentare una soluzione fattibile, né per i docenti, né per i genitori.

Il decreto Scuola è approdato alla Camera e il governo ha posto la fiducia sul provvedimento. Il voto definitivo dovrebbe arrivare nel pomeriggio di venerdì. Intanto questo pomeriggio al Miur si terrà un tavolo a cui parteciperanno il premier Giuseppe Conte, la ministra Azzolina, gli Enti locali, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, la Protezione Civile, il Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Salute, Sindacati, i Forum nazionali delle associazioni studentesche, dei genitori, delle scuole paritarie, della Federazione italiana per il superamento dell’handicap.

Scuola, le mobilitazioni in programma

Nelle ultime settimane si sono manifestate a singhiozzo le prime mobilitazioni di genitori, ma anche insegnanti, per chiedere una riapertura delle scuole a settembre. I sindacati confederali hanno inoltre indetto uno sciopero per lunedì 8 giugno, che potrebbe però saltare se oggi al tavolo col governo arriveranno risposte ritenute convincenti.
Prima di questo appuntamento, però, a Bologna Cobas Scuola, Sgb, Cinnica, Rete Bessa, Cesp e Coordinamento Precari promuovono una manifestazione, che si svolgerà sabato 6 giugno, alle 16.00, ai Giardini Margherita.

“Quella di sabato è una giornata importante perché occorre che la scuola torni ad essere un tema di discussione pubblica – afferma ai nostri microfoni Jacopo Frey di Cobas Scuola – Quello che sta accadendo in questo periodo è molto grave. Abbiamo avuto una fase di radicale cambiamento dello stare a scuola, perché semplicemente non ci stiamo e ciò ha creato dei problemi”.
Il docente sottolinea che i costi sociali del lockdown si manifesteranno in futuro in termini di apprendimento, di costo emotivo sui ragazzi e problematiche sulle famiglie.

Uno dei nodi cruciali sollevato dai promotori della mobilitazione è quello delle risorse. Al momento per la scuola sono stati stanziati 1,5 miliardi in due anni: fondi assolutamente insufficienti per riaprire in sicurezza a settembre. La stabilizzazione dei precari e l’assunzione di nuovo personale, tema centrale per garantire una nuova scuola, non ha fatto capolina nel dibattito, la questione degli spazi e del superamento delle classi pollaio viene affrontata in modo superficiale e l’ipotesi di ridurre il tempo scuola, accorciando le ore a 45 minuti, va sempre nella direzione di un risparmio invece che in quella dell’investimento.

Tra le altre ipotesi vi è quella di esternalizzare a cooperative alcuni servizi. Un’idea che ripercorre la solita risposta, che negli anni non ha rappresentato una soluzione ma ha creato disparità di trattamento contrattuale tra chi lavora nella scuola.
Al contempo, sembra prospettarsi una certa dose di discrezionalità e arbitrarietà nelle decisioni, che ripercorrono gli stessi errori compiuti nella sanità e pagati a caro prezzo proprio durante la pandemia.

ASCOLTA L’INTERVISTA A JACOPO FREY: