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Dura presa di posizione di Marcello Pacifico dopo le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione, Giannini, sulla necessità di eliminare le supplenze. Mentre si attende la presentazione ufficiale del piano, venerdì prossimo, il presidente Anief chiede che i supplenti siano assunti.

Davanti alla platea, interessata per veri motivi, del Meeting di Comunione e Liberazione, il ministro dell’Istruzione Giannini, ha lasciato intendere quali saranno le linee guida del piano che sarà presentato venerdì per riformare la scuola pubblica. Tra apertura ai privati e generose concessioni alle scuole parificate, il ministro ha decretato la fine delle supplenze. Non è ancora chiaro come si materializzerà la “scomparsa” dei supplenti, ma è già scontro sui possibili scenari futuri.

“Il Ministro dellIstruzione, Stefania Giannini, dice che vuole eliminare i supplenti? Allora si metta allopera, perché non deve fare altro che assumerli” così risponde lAnief a proposito della necessità diprendere coscienza che le supplenze non fanno bene a chi le fa a chi le ricevee che vannoriconsiderate in quanto già dall’inizio dell’anno scolastico si conoscono alla perfezione quali e dove sono i posti da sostituire stabilmente.

Se veramente il Ministro Giannini vuole risolvere il problema del precariato in Italiasostiene Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedirha una sola via duscita: chiedere al suo Governo di farla finita di ignorare i richiami dellUnione Europea e tramutare in contratti a tempo indeterminato almeno la metà delle 140mila supplenze di lunga durata, la metà di tutta la PA, che gli uffici scolastici periferici sottoscriveranno nei prossimi giorni.

Solo una scelta radicale di questo tipo conclude Pacificorappresenterebbe la svolta nellaffrontare il problema della mancata stabilizzazione di tanto personale, il cui operato è indispensabile per lorganizzazione e per il buon andamento della didattica. La loro assunzione, abbinata al recupero degli scatti stipendiali oggi negati, rappresenterebbe un saggio anticipo dei tempi: perché eviterebbe che tocchi ai tribunali del lavoro italiani stabilizzare i precari italiani, con almeno 36 mesi di servizio svolto, a seguito della pronuncia favorevole della Corte di Giustizia Europea. Con tanto di condanna dello Stato italiano a cospicui risarcimenti danni, anche per aver negato gli scatti di anzianità e la conversione dei contratti dal 30 giugno 31 agosto