Dopo 7 anni di battaglia legale, la Corte Suprema indiana si pronuncia a favore della legge sui brevetti indiana, rigettando il ricorso della casa farmaceutica svizzera Novartis sul farmaco antitumorale Glivec.

Sentenza storica per il mondo farmaceutico. La Corte Suprema indiana ha infatti rigettato, nei giorni scorsi, il ricorso della multinazionale svizzera Novartis nei confronti del brevetto del farmaco antitumorale Glivec. Per ora rimane quindi garantita la tutela dell’accesso ai farmaci a basso costo.

Tentativo di “Evergreening” per la Novartis. L’azienda svizzera ha, infatti, tentato di riproporre un brevetto leggermente modificato, assicurandosi così un monopolio infinito. Nel caso del Glivec, fattore fondamentale si è dimostrato anche il prezzo: il farmaco copia costa 200 euro mentre l’originale supera addirittura i 2000 euro. Il Glivec era da anni una cavallo di battaglia della Novartis, che era riuscita a diffonderlo in tutti i paesi occidentali e in Cina.

Per conformarsi alle regole del commercio internazionale, l’India ha da anni iniziato a concedere brevetti, introducendo tuttavia alcune garanzie per impedire alle aziende di abusare del sistema dei brevetti. La Sezione 3(d), per esempio, impedisce alle case farmaceutiche di ottenere o mantenere brevetti su modifiche di farmaci già esistenti, cosa che permetterebbe loro di mantenere all’infinito il monopolio. Decisione che supporta sia gli attivisti della salute pubblica sia le popolazioni povere, per un accesso più equo e a costi più ridotti. La decisione crea, inoltre, un precedente.

“La Novartis aveva chiesto il brevetto su un farmaco per curare una forma di leucemia, il Glivec, brevetto che è stato negato perché la molecola che lo compone è stata riconosciuta come non completamente innovativa – spiega Silvia Mancini di Medici Senza Frontiere – La molecola era, infatti, già nota dal 1994. La legge indiana, a questo proposito, garantisce il brevetto ma solo in presenza di un farmaco veramente nuovo. In caso di riformulazione niente via libera. Si consente così ai produttori di generici, in questo caso le aziende indiane Rambaxi e Cipra, di produrre farmaci copia a costi inferiori, consentendo l’accesso a chi non ha una capacità d’acquisto così elevata”.

Dura la reazione della casa farmaceutica svizzera, secondo cui questa sentenza rischia di mettere in crisi il libero commercio dei farmaci e far diminuire il potere d’acquisto delle aziende stesse. Sono state messe veramente in pericolo le possibilità della ricerca farmaceutica? “Per il libero commercio questo non può che esser un bene perché si aprono le porte a produttori altri – risponde Silvia Mancini – Quando si parla di innovazione troppo spesso si fa di tutta l’erba un fascio: negli ultimi 25 anni solo il 30% dei farmaci messi in commercio era veramente innovativo. Il 70% restante non era altro che riformulazioni”.

Giulia Maccaferri

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