Oggi è stato indetto lo sciopero nazionale degli operatori sociali. I sindacati, le lavoratrici e i lavoratori di Bologna si sono dati appuntamento questa mattina alle 9.30 per un presidio sotto il Comune in Liber Paradisus.
Al centro della mobilitazione le disparità di trattamento lavorativo ed economico, specialmente durante la pandemia, che costringe lavoratrici e lavoratori ad una decurtazione del reddito.

Operatori sociali in sciopero per ottenere garanzie e diritti

I lavoratori sociali affiancano e collaborano con gli assistenti sociali in appalti pubblici come scuole, asili, settore accoglienza, servizi domiciliari per anziani e qualsiasi tipo di realtà in cui i cittadini abbiano bisogno di un sostegno. Sono anche lavoratori spesso sottoposti a lavoro a cottimo dalle cooperative, senza garanzie di sicurezza, soprattutto durante la pandemia. Per questo motivo, gli operatori e le operatrici sociali chiedono che sia difeso il diritto alla salute e alla sicurezza all’interno del posto di lavoro, il 100% della retribuzione anche in caso di sospensione dei servizi o in caso comunque di didattica a distanza e che venga superata la frammentazione contrattuale per un unico contratto di categoria a livello del pubblico impiego.

Cecilia Muraro del sindacato Adl Cobas Bologna ha spiegato ai nostri microfoni: «È il primo sciopero lanciato da sindacati di base insieme a collettivi a livello nazionale, e come rete sindacale è una cosa che stiamo portando avanti da molto tempo. È stato molto importante indirlo durante la seconda ondata di pandemia perché le problematiche sono molte come quella contrattuale, con dei contratti nazionali bassissimi a cui mancano tutele come maternità o mancanza della quattordicesima La cosa più grave che noi crediamo di dover rivendicare, però, è che negli appalti pubblici ci sono lavoratori di serie B e di serie A: c’è un netto dislivello fra lavoratori che durante la pandemia hanno continuato a prendere il proprio stipendio, giustamente, ed altri che si sono ritrovati a dover utilizzare l’ammortizzatore Fis e quindi a ricevere il loro stipendio dimezzato del 50% senza nessuna integrazione da parte delle cooperative», spiega la Muraro.

I contratti che legano gli operatori sociali agli appalti pubblici come scuole e asili sono principalmente part-time e con una durata di nove mesi: «I contratti durano da settembre a giugno, quindi i lavoratori e le lavoratrici rimangono scoperti per tre mesi senza alcun tipo di contratto», aggiunge Cecilia Muraro, la quale continua spiegando che una delle cose più gravi successe quando è stato indetto lo sciopero, è legato alle cooperative d’accoglienza: «Gli operatori dell’accoglienza, durante la pandemia, si sono trovati a essere lavoratori essenziali. In questo momento, le cooperative non hanno assolutamente portato avanti le pratiche che devono essere portate avanti per legge durante gli scioperi: indirlo, comunicarlo agli utenti e comunicarlo ai lavoratori. Questa cosa è un fatto molto grave perché lede la libertà di scioperare. Alcune cooperative, dopo averglielo fatto notare, hanno mandato una circolare in cui vi era scritto che tutti i lavoratori che sono dentro i servizi essenziali sono precettati a prescindere. Ecco questa cosa non finirà così, ma andremo avanti con la commissione di garanzia perché non è possibile non garantire lo sciopero durante questo periodo così cupo, fra l’altro», conclude Cecilia Muraro.

Matilde Gravili

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