Giovedì 5 novembre sarà una giornata nazionale di lotta dell’industria metalmeccanica, indetta da Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil: attraverso quattro ore di sciopero in entrata per lavoratori con orario centrale e quattro ore in uscita per i lavoratori turnisti, chiedono di rinnovare il contratto nazionale, con l’obiettivo di difendere l’occupazione, migliorare il welfare e rilanciare questo settore.
A Bologna “l’idea è realizzare una serie di presidi soprattutto nelle aziende più importanti del territorio locale”, specifica Roberto Ferrari, segretario organizzativo della Uilm. Tuttavia, Il centro della manifestazione girerà attorno alla Ducati Motor, dove sarà allestito un maxischermo attraverso cui i lavoratori potranno collegarsi.

Sciopero metalmeccanici: le richieste dei sindacati

“La scelta del 5 novembre da parte di Fim, Fiom Uilm nazionale è legata al fatto che il 5 novembre 2019 è stata presentata la piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di Federmeccanica, scaduto il 31 dicembre 2019: quindi, siamo a più di dieci mesi di non copertura del contratto nazionale”, spiega Roberta Castronuovo, segretaria di Fim-Cisl Area Metropolitana.
In seguito al lockdown della scorsa primavera anche la trattativa in merito al contratto nazionale si è bloccata, “ma noi diciamo che il contratto non deve andare in cassa integrazione, non deve essere messo da parte – continua Castronuovo – perché contratto nazionale vuol dire rinnovare diritti e salario per tutti i lavoratori metalmeccanici del settore industriale”.

Di fronte all’emergenza pandemica e alle sue conseguenze economiche si chiede non solo di potenziare ed estendere i comitati aziendali Covid-19, ma anche di rafforzare la prevenzione attraverso la formazione dei lavoratori, dei rappresentanti sindacali e dei preposti.
È necessario, inoltre, mantenere il blocco dei licenziamenti, garantendo a tutti ammortizzatori sociali, resi fondamentali “sia in caso di difficoltà legate al Covid, sia in caso di calo dovuto a una crisi anche conseguente al Covid”, continua Castronuovo.

Un altro punto è quello di “lavorare meno ma lavorare tutti”, attraverso la ridistribuzione degli orari di lavoro con turni che permettono non solo di mantenere distanziamento sociale, ma anche di garantire la stessa occupazione e produttività.
Si vuole inoltre puntare a realizzare una staffetta generazionale che consente di tutelare l’occupazione e inserire nuovi lavoratori, senza però perdere le competenze di quelli più esperti.
Il tutto deve essere unito al continuo incremento dell’innovazione tecnologica e ambientale che, già a causa del lockdown, è stata potenziata attraverso investimenti pubblici e privati.

In più, si punta a regolamentare per via contrattuale lo smart-working e a introdurre elementi di miglioramento sugli orari per facilitare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Inoltre, al fine di aumentare il reddito dei metalmenccanici e rilanciare l’economia nazionale, viene chiesto l’incremento dell’8% dei minimi contrattuali, oltre che dell’indennità di trasferta e reperibilità. Infine, si propone di aumentare a 250 euro i flexible benefit e implementare l’elemento perequativo a 700 euro.

Lo sciopero del 5, dunque, è necessario per fare capire che, soprattutto in questo periodo, “i lavoratori, ma anche le aziende, hanno assolutamente necessità di certezze: quindi, rinnovare il contratto nazionale dà sicurezza e certezza normativa ed economica ad entrambi”, conclude la segretaria di Fim-Cisl.

Rosarianna Romano

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