Dopo decine di scioperi aziendali a macchia di leopardo in diversi contesti e dopo la rabbia per le eccezioni contenute nel decreto del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che, su pressioni di Confindustria, sembra aver allungato enormemente la lista delle attività non soggette a fermo produttivo per ridurre i contagi da coronavirus, l’Unione Sindacale di Base ha proclamato per domani, mercoledì 25 marzo, lo sciopero generale.

Sciopero generale: la salute viene prima del profitto

Lo sciopero generale durerà 24 ore e riguarda tutti i settori produttivi, ad eccezione della sanità che, per ovvie ragioni, non può fermarsi in questo momento. “Sulle pagine Facebook del sindacato cercheremo di costruire piazze virtuali, dal momento che non possiamo andare per le strade”, sottolinea ai nostri microfoni Fabio Perretta di Usb.
Si tratta di un messaggio e di un’indicazione politica che i lavoratori e le lavoratrici stanno aspettando da tempo, nutrendo rabbia per le condizioni in cui sono costretti a lavorare.

“L’umore che prevale è quello dell’incazzo – continua il sindacalista – Avrete visto anche voi le fotografie della metro di Milano nell’ora di punta, dove le persone sono accalcate. Non è un caso se i contagi sono più alti là dove sono più concentrate le attività produttive del nostro Paese”.
A poco o nulla sono servite le disposizioni del protocollo firmato ormai due settimane fa da governo e Cgil, Cisl e Uil: nonostante le prescrizioni, il contatto con fra le persone, e il conseguente rischio di contagio, non è completamente scongiurabile.

“Abbiamo i lavoratori del trasporto pubblico che si sono giustamente chiesti perché, se occorre aumentare il distanziamento sociale, le corse sono state tagliate, affollando i mezzi – continua Perretta – Allo stesso modo nel territorio bolognese abbiamo operai di fabbriche che producono vernici per Maserati e Ducati che si chiedono a chi sia essenziale la loro produzione”.
La decisione di proclamare lo sciopero generale, dunque, arriva anche a seguito di costanti segnalazioni di lavoratrici e lavoratori in queste settimane, che sono stati costretti a recarsi al lavoro mettendo a rischio la propria salute e la propria vita.

Servono misure per salvare i redditi

Oltre alle casse integrazioni e agli altri strumenti contenuti della manovra “Cura Italia”, è evidente che il governo dovrà mettere in atto altre misure. Lo sciopero generale è un messaggio politico, ma comporta la decurtazione del reddito e non può essere uno strumento duraturo, specie in un contesto come questo.
“Di proposte ce ne sono diverse e quello che occorre è la volontà politica – continua il sindacalista di Usb – Il ragionamento parte dal venir meno del rispetto del patto di stabilità, quindi dalla possibilità di sforare il debito ed effettuare una spesa in deficit”.

Una strada, già recepita, per dare una copertura di reddito a lavoratrici e lavoratori in appalto nei servizi pubblici è che le Amministrazioni fatturino anche per i servizi sospesi. Ciò consentirebbe di liberare le risorse disponibili nel Fis (Fondo Integrazione Salariale) per la Cassa in deroga per coprire chi oggi non ha accesso a questi strumenti.
Un’altra misura, già proposta dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, sarebbe quella di estendere il reddito di cittadinanza. “Certo, non le mancette da 500 o 780 euro – sottolinea Perretta – ma potrebbe coprire le esigenze di salario di tutta la popolazione coinvolta nell’emergenza”.

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