Dopo l’assalto alla Cgil, il Senato ha approvato una mozione sul tema dello scioglimento di Forza Nuova. Il testo della mozione del centrosinistra, però, appare molto ammorbidito rispetto alle dichiarazioni indignate seguite all’irruzione dei neofascisti nella sede del sindacato. In particolare, i senatori chiedono al governo di «valutare le modalità per dare seguito al dettato costituzionale in materia di divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista e alla conseguente normativa vigente». In altre parole, non si chiede di procedere allo scioglimento ma di valutare se sia possibile, demandando all’esecutivo la decisione.

Un documento analogo dovrebbe essere votato oggi alla Camera e il testo ricalca quello approvato a Palazzo Madama.
Singolare anche la posizione del centrodestra, che fin dal principio è stata ambigua. Se la leader di Fratelli d’Italia affermò di non conoscere la matrice dell’atto, i suoi colleghi al Senato hanno presentato un testo che non fa nemmeno esplicito riferimento al neofascismo, ma ripropone la teoria degli opposti estremismi.

Forza Nuova, il Parlamento rinuncia allo scioglimento per tutelare il governo

«Quanto accaduto al Senato ieri è un’occasione persa», afferma lo storico Luca Alessandrini che abbiamo interpellato per commentare la vicenda. Alessandrini ai nostri microfoni ricostruisce la storia della legge Scelba che dà attuazione alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, la sua applicazione altalenante nel corso della storia repubblicana, fino alla goccia che ha fatto traboccare il vaso due sabati fa a Roma.
In particolare, la scelta delle forze di centrosinistra attualmente in Parlamento sembra essere orientata alla salvaguardia della pace interna al governo Draghi, mentre la necessità di un atto come lo scioglimento dei movimenti neofascisti italiani oggi sarebbe stata impellente, anche in virtù dei flirt con la destra parlamentare sovranista.

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