Per Valerio Guizzardi di Papillon l’idea di un’amnistia per il soli reati sociali, maturata in una parte di movimento e di sinistra politica, è sbagliata. “Serve un provvedimento generale che faccia uscire dal carcere 30mila persona, non una settorializzazione che ne fa uscire solo una ventina”.

L’idea di un’amnistia per i reati sociali maturata nella sinistra politica

Nelle ultime settimane, in alcuni settori del movimento e della sinistra politica, è stata riproposta l’idea di un’amnistia per i reati sociali. L’idea, che era già stata proposta nel 2005, poco prima del provvedimento dell’indulto, non viene accolta con favore da Valerio Guizzardi, responsabile regionale di Papillon, associazione di detenuti.
Secondo Guizzardi, proporre un’amnistia per i soli “reati” derivati dalle lotte sociali significa “settorializzarla a una sola componente della classe, cadere nel corporativismo e desolidarizzare con i ‘dannati della terra’.

In una lettera inviata alla redazione di Zero in Condotta, Guizzardi mette nero su bianco i motivi della contrarietà e sostiene anche che, date le disumane condizioni delle galere italiane, serve un provvedimento generale che permetta ad almeno 30mila persone di uscire dal carcere. Un’amnistia per le lotte sociali, invece, riguarderebbe pochissime persone, una ventina al massimo, e soprattutto non incontrerebbe mai il favore di un governo composto da Pd e Pdl.

Leggi la lettera di Valerio Guizzardi

Articolo precedentePremio Maccio Capatonda 2011, cinema alla radio
Articolo successivoNon c’è pace per i centri sociali: ora rischia Vag61