Sono da un giorno all’altro diventate un fenomeno politico nazionale. Il volto pulito e da bravo ragazzo di Mattia Santori ha occupato per settimane le prime pagine dei principali quotidiani mainstream e dei talk show televisivi. Hanno saputo riempire le piazze di molte città apparendo l’unico antidoto, di fronte a partiti balbettanti e incapaci di rappresentanza, alla scalata al potere di Matteo Salvini e in alcuni casi, come l’Emilia Romagna, hanno contribuito a fermare l’onda leghista alle elezioni regionali.

Sono le 6000 sardine, il movimento nato da un flash mob contro il comizio leghista a Bologna del 14 novembre 2019, quando almeno dodicimila persone si riversarono in piazza Maggiore per stringersi come pesciolini di fronte all’ipotesi che il territorio potesse cadere nelle mani della destra.
Un fenomeno mediatico che, però, ha subìto i colpi della pandemia, ma forse ancora di più numerose questioni irrisolte al proprio interno, al punto dal rendere legittima la domanda sulla sua stessa esistenza.
Proprio su quest’ultimo aspetto si concentra in molti punti il saggio della giornalista Giuliana Sias, intitolato “L’era dell’Acquario – 6000 sardine, un anno dopo“.

Sardine, le polemiche degli ultimi giorni

Negli ultimi giorni le sardine sono tornate a far parlare di sè. Da un lato hanno sollevato la forte irritazione del Partito Democratico di Bologna, impegnato in questi mesi nella partita interna sulla candidatura per le comunali del 2021. A molti dirigenti dem non è piaciuta l’uscita del movimento a proposito delle primarie per l’individuazione del candidato sindaco, proprio mentre il partito era impegnato nella consultazione della base, dalla quale sembrava emergere l’esclusione dello strumento partecipativo visto il contesto pandemico.

In casa Pd non è piaciuto l’attacco personale rivolto ad Andrea De Maria, ex sindaco di Marzabotto e deputato dem, il cui nome è tornato a circolare come possibile figura per le amministrative dell’anno prossimo.
Eppure il Pd è il partito che più ha beneficiato dal movimento delle sardine, soprattutto in occasione delle elezioni regionali in Emilia Romagna con la rielezione di Stefano Bonaccini, e da cui sono partite le maggiori aperture al dialogo, almeno nelle dichiarazioni.

Il movimento di Santori, però, ha fatto discutere anche per ciò che concerne la celebrazione del primo compleanno, che cadrà sabato prossimo, e che voleva essere festeggiato in piazza a Bologna, dove tutto ha avuto inizio.
La capogruppo pentastellata in Regione, Silvia Piccinini, ieri ha tacciato di irresponsabilità le sardine, che vorrebbero assembrarsi in piazza proprio quando i contagi mordono forte.
A tagliare la testa al toro sembra essere stato il sindaco Virginio Merola, che ha vietato manifestazioni nelle piazze e nelle strade, proprio per ragioni sanitarie.

Un anno di sardine, l’analisi del movimento

Giuliana Sias, giornalista nata professionalmente a l’Unità e attuale collaboratrice di Tpi, ha appena fatto uscire un saggio, intitolato proprio “L’era dell’Acquario – 6000 sardine, un anno dopo”, in cui affronta i molti problemi all’interno del movimento stesso registratisi in appena un anno di vita.
“Questo libro è stato possibile perché tantissimi ex militanti hanno cominciato a denunciare ciò che è accaduto in questi mesi all’interno del movimento, che a tutti gli effetti sembra essersi svuotato della sua linfa”, racconta Sias ai nostri microfoni.

Il banco di sardine che si era manifestato numeroso nelle piazze tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, sottolinea la giornalista, sembra essersi via via disperso. “I motivi di questa frattura – evidenzia l’autrice – riguardano sempre una mancanza di democraticità all’interno dei ruoli operativi e decisionali“. Al punto che la domanda che sorge spontanea è se esiste ancora il movimento, dal momento che sembra attivo solamente in due luoghi, che sono quelli dei due leader Mattia Santori e Jasmine Cristallo.

Nel libro, un capitolo è intitolato “Assomigliare al proprio nemico” e l’analisi che ne emerge non sembra essere tenera. Il parallelo che Sias fa ai nostri microfoni è con il M5S, dal momento che ci sono molte analogie nei processi che hanno portato alla nascita dei due movimenti.
A parte la città di Bologna, dove il M5S della prima ora era molto attivo, “i propositi erano sempre quelli di riempire le piazze per riempire il vuoto lasciato dalla politica”, spiega l’autrice.

Le similitudini però non si esauriscono. Come il M5S dei primi tempi, i fondatori e proprietari del marchio delle sardine vietano agli attivisti di rilasciare interviste. E ancora: il non-statuto pentastellato assomiglia allo statuto fantasma delle sardine, che nessuno ha mai visto e che quindi non ha chiarito come è costruito l’organigramma e come ci si possa candidare alle cariche di rappresentanza dell’associazione.

I nodi cruciali, dunque, rimangono quelli della partecipazione e della democraticità. “Gli attivisti apprendono informazioni dai giornali – sottolinea Sias – e non c’è un confronto sulle uscite pubbliche, come ad esempio quella sui rapporti col Pd di Bologna. Se si parla a nome proprio, non c’è niente di male ad avere rapporti col più grande partito del centrosinistra italiano, ma se si parla in rappresentanza del movimento l’argomento deve essere discusso”.
Decisionismo, verticismo e opacità, insomma, hanno alimentato sospetti e divergenze che progressivamente sembrano aver svuotato il movimento.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIULIANA SIAS: