Ad emergenza Covid-19 non ancora esaurita, il piano della dirigenza del Policlinico Sant’Orsola di Bologna crea allarme tra lavoratori e lavoratrici. Diversi servizi dell’ospedale, infatti, dovrebbero trasferirsi temporaneamente in altre strutture, tra cui alcune private. L’operazione porterà ad una riduzione di 373 posti letto, di cui 100 trasferiti in strutture accreditate.
Un piano che non è stato discusso coi sindacati e coi lavoratori e perciò questa mattina Sgb Sanità ha dato vita ad un presidio davanti all’ospedale.

Sant’Orsola: il piano della dirigenza

Nei giorni scorsi è stato annunciato un piano per il trasferimento in altre strutture pubbliche e private della Città Metropolitana di Bologna di reparti e servizi ospedalieri del Policlinico Sant’Orsola. Si tratta di attività di chirurgia, ortopedia, oftalmologia ed altri servizi che non si svolgeranno più nell’ospedale cittadino ma in altre strutture del territorio. Il personale, secondo i propositi dell’amministrazione sanitaria, resterà pubblico e sarà trasferito in queste strutture.

Da articoli di stampa sul Resto del Carlino e sul Corriere di Bologna, che hanno intervistato i dirigenti sanitari, si evince che le ragioni formali dell’operazione sono quelle di garantire un accesso ai servizi ospedalieri in sicurezza ed adeguare le distanze nei reparti ai protocolli Covid.
Per farlo, come ha dichiarato la direttrice generale del Sant’Orsola e ancora per un mese commissario straordinario dell’Ausl, sarebbe necessario affittare per 4-5 anni alcuni spazi nella case di cura accreditate per trasferire i letti di alcune discipline non chirurgiche.

Le ragioni della protesta

Il Sindacato Generale di Base (Sgb) questa mattina ha dato vita ad un presidio di protesta davanti al Sant’Orsola, contestando il piano nel metodo e nel merito ed esprimendo preoccupazione per un cedimento al privato con la scusa dell’emergenza Covid.
“Non sappiamo il costo dell’operazione né quale sarà il personale coinvolto – spiega ai nostri microfoni Michele Cirinesi di Sgb Sanità – Non sappiamo nemmeno quanti e quali saranno gli incentivi previsti nel caso di spostamento dei dipendenti in altre strutture”.

Per quanto riguarda il metodo, Sgb lamenta un’assenza di programmazione sia da parte dell’amministrazione del Sant’Orsola, sia da parte della giunta regionale. In particolare, per il piano contestato le rappresentanze sindacali non sono state coinvolte. “Negli scorsi giorni sono state solamente informate del piano. I lavoratori sono tenuti all’oscuro, fatti girare come pedine tra reparti o strutture. È inutile chiamarci eroi se poi non abbiamo nessuna voce in capitolo”, aggiunge il sindacalista.

Nel merito, poi, Sgb contesta la necessità dello spostamento per problemi di spazi. “Ci sono interi reparti che sono vuoti – sostiene Cirinesi – Non capiamo perché non possano essere aperti questi reparti chiusi all’interno dello stesso Sant’Orsola. Le strutture ci sono, possono essere sfruttate bene senza per forza esternalizzare a privati o in altri posti della sanità”.
La preoccupazione, dunque, è che “si prenda la palla al balzo dell’emergenza Covid per poi ristrutturare e tagliare posti in sanità pubblica a favore del privato“.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MICHELE CIRINESI: