Mentre il pubblico italiano è impegnato a guardare il Festival di Sanremo e non manca di recensirlo, con commenti più o meno divertenti, sui social network, alcuni dei musicisti dell’orchestra che suona all’Ariston percepiscono appena 50 euro al giorno per lunghissime giornate di prove ed esibizioni. La denuncia arriva dall’Slc Cgil, il sindacato di categoria che sottolinea anche la sproporzione tra i compensi dei musicisti e il ricco cachet degli ospiti.

Sanremo, il compenso dei musicisti freelance

“L’orchestra che si esibisce al festival di Sanremo attinge a musicisti Rai e a musicisti dell’Orchestra Sinfonica di San Remo, riconosciuta dallo Stato – spiega ai nostri microfoni Emanuela Bizi della segreteria nazionale di Slc Cgil – ma ci sono anche musicisti freelance che vengono aggiunti, normalmente dotati di partita iva e contrattano un compenso forfettario che quest’anno è di 1900 euro per 40 giorni di lavoro“. Vale a dire, meno di 50 euro al giorno che, considerate le prove e la lunga diretta, supera spesso le 10 ore di lavoro.

“Questa situazione non è nuova – sottolinea Bizi – e oltre al compenso, il problema riguarda anche la salute dei lavoratori, costretti a turni lunghissimi che aumentano il rischio di danni fisici”.
Il sindacato insiste su come il trattamento dei musicisti, che concorrono a realizzare lo show, sia peggiorato nel corso degli anni e la condizione lavorativa precaria che riguarda questi artisti li induca ad accettare anche condizioni economiche non dignitose.

“Ho letto di polemiche da parte di chi sosteneva che i musicisti potevano rifiutare quelle condizioni economiche – osserva la sindacalista di Slc Cgil – ma purtroppo l’intero settore della musica è in queste condizioni: togliendo le situazioni stabili, il resto della musica si fa tra lavoro nero e compensi bassissimi, che poi hanno ripercussioni anche sulle pensioni da fame che a fine carriera queste persone percepiranno”.

Oltre al problema culturale c’è lo sfruttamento di un business milionario

In Italia, non solo per i musicisti ma per l’intero settore dello spettacolo e dell’arte, c’è un problema culturale. Indipendentemente dal fatto che abbia studiato e sia un professionista, quella dell’artista non viene riconosciuta come una professione nel senso comune.
Al Festival di Sanremo, però, la situazione è diversa. La Rai paga cospicui compensi agli artisti più noti, i nomi di richiamo, che, viene detto, si ripagano ampiamente grazie agli investimenti che attirano dagli sponsor e dall’indotto. Il punto è che, a far funzionare l’intera macchina, non sono solo le superstar con le loro apparizioni di qualche minuto, ma anche i musicisti che lavorano giorni. In questo senso la sproporzione e l’ingiustizia grida ancor di più vendetta.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD EMANUELA BIZI: