La situazione prodotta dall’emergenza Covid-19 è stata senza dubbio straordinaria, ma, fuori dalle retoriche, anche la sanità dell’Emilia Romagna ha manifestato qualche problema durante la pandemia. Lo smantellamento della sanità pubblica ha riguardato anche servizi e ospedali lungo la via Emilia e ormai sembra praticamente unanime la volontà di voltare pagina, come ha segnalato lo stesso ministro alla Sanità Roberto Speranza nella sua recente visita in regione per inaugurare l’hub di terapia intensiva.

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e l’assessore alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, hanno presentato quest’oggi il Piano di riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera dopo l’emergenza Covid, con obblighi imposti dal decreto 34 del governo da assolvere al 31 dicembre di quest’anno.

Sanità, il piano della Regione in otto punti

Sono otto i punti del piano presentato dalle regione per adeguarsi agli standard imposti dal ministero. Complessivamente si tratta di investimenti per un totale di 180 milioni di euro, che serviranno ad adeguare le strutture ospedaliere pubbliche ai fabbisogni e ad attrezzarle in vista di possibili recrudescenze e di nuove emergenze.
Il primo punto riguarda i posti letto in terapia intensiva. Per adeguarsi agli standard ministeriali, la Regione deve aggiungere ai 449 posti pre-Covid altre 192 unità. “Un risultato già raggiunto”, osserva l’assessore Donini, che ricorda il progetto già attivo dell’hub delle terapie intensive ed altri interventi.
Dei 312 posti letto in terapia semi-intensiva già presenti in regione, inoltre, 261 dovranno essere riqualificati dal punto di vista tecnologico.

Il terzo punto riguarda la disponibilità di posti letto per pazienti acuti infetti da Covid. Per il Ministero l’Emilia Romagna deve metterne a disposizione 1471 e, riferisce sempre Donini, sono stati già individuati. A questi potrebbero inoltre sommarsi i posti letto messi a disposizione dalla sanità privata qualora ce ne fosse bisogno, che porterebbero il totale a 3mila.
Il quarto punto riguarda la riabilitazione post-Covid, per la quale sono già state individuate unità di medicina riabilitativa all’interno degli ospedali, ma anche percorsi che includono strutture territoriali come le Case della Salute.

Per rispondere alla quinta richiesta, cioè la disponibilità di aree attrezzate per strutture mobili, la Regione ha individuato quattro aree sparse lungo tutto il territorio, da Fidenza a Bologna, da Ferrara a Ravenna.
Uno degli interventi più consistenti, che da solo assorbe 15 milioni di euro, è la ristrutturazione dei Pronto Soccorso per separare i pazienti Covid dagli altri, attraverso il pre-triage ed altre misure. Sono 49 complessivamente i Pronto Soccorsi che saranno riqualificati, di cui 43 da ristrutturare. Di questi, in 15 sono già partiti i lavori.

Gli ultimi punti riguardano il potenziamento del trasporto secondario e l’assunzione di personale. I fondi del governo sono tanti, circa 88 milioni di investimento, che confermano le 3851 assunzioni effettuate dalla sanità pubblica emiliano romagnola e aggiungono qualche altra unità suddivisa per diverse tipologie, dagli infermieri ai rianimatori, passando per altre tipologie di personale.

ASCOLTA LA PRESENTAZIONE DI RAFFAELE DONINI: