La Regione Emilia-Romagna “non faccia nessun accordo” con la sanità privata per recuperare le prestazioni sospese durante l’emergenza Covid, visto anche “il trattamento che queste aziende stanno riservando ai loro dipendenti. Non si danno risposte ai cittadini peggiorando le condizioni del lavoro”. A opporsi con forza all’ipotesi di riorganizzazione della sanità bolognese sono Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl regionali, che si uniscono all’appello già lanciato nei giorni scorsi sia dalle categorie della funzione pubblica sia dai confederali di Bologna.

Sanità: le ragioni del “no” dei sindacati

“Circolano ipotesi per recuperare le prestazioni non erogate durante l’emergenza Covid-19 attraverso il coinvolgimento del privato convenzionato e accreditato, anche non convenzionato – affermano i sindacati – questo anche in relazione alla riduzione dei posti letto della sanità pubblica nell’area metropolitana di Bologna, che devono essere oggetto di confronto approfondito con la conferenza socio-sanitaria territoriale, come già evidenziato da Cgil, Cisl e Uil”. Per le categorie regionali della funzione pubblica è “assolutamente negativa, in questo momento, qualsiasi ipotesi di ulteriore collaborazione con la sanità privata, visto il trattamento che queste aziende stanno riservando ai loro dipendenti. Sono aziende che non rinnovano il contratto collettivo nazionale di lavoro da 14 anni, sottraendosi a un confronto già concluso con la scusa dell’emergenza e cercando di avvantaggiarsi indebitamente per acquisire un ulteriore spazio e peso nel nostro sistema sanitario”.

Per i sindacati quindi “è ora di dire basta. Le aziende della sanità privata rinnovino il contratto nazionale di lavoro senza se e senza ma, riconoscendo ai propri lavoratori il medesimo livello economico dei loro colleghi che lavorano nel pubblico”.
Secondo Cgil, Cisl e Uil, infatti, la sanità privata “deve dimostrare che oltre al profitto ha a cuore i propri dipendenti, deve dimostrare che vuole essere un soggetto che vuole collaborare e non scardinare il sistema pubblico. E questo lo si fa con i fatti”. Le categorie regionali della funzione pubblica ribadiscono dunque l’appello: “Senza il rinnovo del contratto nazionale, la Regione Emilia-Romagna del Patto per il lavoro non può cedere parte della sanità pubblica, anche temporaneamente, a chi si sta dimostrando insensibile da 14 anni ai legittimi diritti dei lavoratori”.

Fonte: Dire

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