Tutto potrebbe essere derubricato ad effettivi problemi tecnici legati ad una app e risolversi con la figuraccia dei suoi sviluppatori, ma poiché esiste il precedente del 2016, quando i democratici fecero di tutto per far vincere Hillary Clinton alle primarie per la corsa alla Casa Bianca, fino a perdere le elezioni contro Donald Trump, i sospetti, i dubbi e le preoccupazioni che si ripeta quello scenario sono comprensibili.

Sanders e i risultati in Iowa

Nei caucus dell’Iowa, l’evento che ha inaugurato le primarie democratiche negli Stati Uniti, è andato in tilt il sistema di rilevazione dei voti e per molte ore non si è saputo con certezza quale dei candidati si era aggiudicato il primo posto. Nella tarda mattinata italiana di ieri il candidato socialista Bernie Sanders, che nel 2016 aveva sfidato proprio Clinton, ha annunciato di essere in testa, ma col passare delle ore e uno spoglio del 62% la classifica diceva altro: al primo posto Pete Buttigieg con il 26,8%, seguito a distanza ravvicinata da Bernie Sanders al 25,2%. In terza posizione Elizabeth Warren con il 18,4% e solo al quarto posto il favorito della vigilia, Joe Biden, con il 15,4%, tallonato da Amy Klobuchar al 12,6%.

La figura di Bernie Sanders continua a non essere gradita all’establishment liberale del Democratic Party, perché le sue idee socialiste vengono considerate troppo radicali. Eppure, in un’epoca di polarizzazioni forti, è forse proprio Sanders il candidato che se la potrebbe giocare con Donald Trump, che incarna una forma di radicalismo opposto, di estrema destra.
Secondo un’analisi pubblicata da Jacobin, rivista socialista, la composizione sociale di chi nel 2016 si è astenuto o è passato dai democratici ai repubblicani mostra che è Sanders il candidato che può vincere.
Allo stesso modo, sono state le parlamentari della corrente socialista, come Alexandria Ocasio-Cortez, quelle che hanno dimostrato in questi anni di essere capaci di scaldare i cuori, appassionare gli elettori e convincerli ad attivarsi.

“L’establishment democratico sta cercando in tutti i modi di contrastare Sanders – osserva ai nostri microfoni Giulio Calella di Jacobin Italia – ma non riesce ad esprimere un candidato che risulti vincente. In Iowa Joe Biden è arrivato addirittura quarto, quindi dobbiamo aspettarci che l’establishment cambi cavallo su cui puntare più volte nel corso delle primarie”.
Per contro, la campagna di Sanders sta apparendo travolgente e, oltre alla presenza ai comizi, l’altro indicatore tipico degli Stati Uniti, le donazioni economiche, lo vedono primeggiare. “Nonostante chieda pochi soldi, mentre gli altri sono finanziati da miliardari – osserva Calella – Sanders è il candidato che ha raccolto il maggior numero di sottoscrittori, ma anche la maggior somma di sottoscrizioni”.

L’app che ha fatto flop

Il problema registratosi in Iowa è imputabile ad un malfunzionamento di una app. In sostanza, il partito ha rilevato “incongruenze” e “ritardi sui controlli”, dovuti all’app con la quale i responsabili delle 1678 circoscrizioni avrebbero dovuto registrare e inviare i risultati del voto, ma che non ha funzionato. Alcuni responsabili di circoscrizione, ha riportato l’Associated Press, non ne avevano verificato il funzionamento. Altri si sono visti comparire sul display il messaggio “protocollo sconosciuto”. L’alternativa era comunicare per telefono, ma l’organizzazione non aveva previsto un traffico elevato, proprio perché si affidava al digitale.

I più malfidati, però, non si sono accontentati della spiegazione e sottolineano che l’applicazione, almeno nella dirigenza della società che l’ha sviluppata, non è esente da sospetti.
La società si chiama Shadow Inc e, poiché in inglese significa “ombra”, la cosa sarebbe abbastanza ironica già così. A far sorgere altri dubbi, però, è il fatto che la società è gestita da professionisti con un passato in società tecnologiche (come Google e Apple) e negli staff di esponenti del partito, ma soprattutto che il ceo è Gerard Niemira, che ha fatto parte di Hillary for America, il comitato per le presidenziali di Clinton. Da lì sono passati anche la cto di Shadow, Krista Davis e il coo, James Hickey.

“Non credo nelle teorie del complotto – sottolinea Calella – ma indubbiamente la tensione attorno a queste primarie può aver influito anche nell’errore sul sistema di calcolo”.

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