“San Donato Beach”, prodotto dalla Zarathustra Film, è il nuovo docu-film del regista Fabio Donatini in concorso al Torino Film Festival. Il film verrà proiettato in streaming online sul sito del festival sabato 21 novembre alle ore 14.00.

Come spiega il regista ai nostri microfoni, più che un documentario è un “saggio visivo sulla solitudine” che descrive l’archetipo della periferia estiva di un quartiere popolare. In questo film Fabio Donatini, il quale si è assunto anche il compito di direttore artistico, insieme il suo team di collaboratori hanno deciso di raccontare l’afosa estate nella periferia bolognese, precisamente nel quartiere di San Donato, in un periodo dell’anno nel quale la città si svuota di lavoratori e studenti lasciando spazio a lunghi silenzi, grilli pomeridiani e suoni antichi che affiancano la desolazione degli abitanti. I protagonisti sono descritti nelle loro dinamiche antropologiche, tra le simpatie reciproche e i momenti di difficoltà di questo specifico periodo.

Dopo un brainstorming della troupe cinematografica, il regista ha deciso di esplorare il quartiere San Donato, nel quale vive da più di vent’anni, svolgendo azioni che fanno parte della quotidianità di chi lo abita: ha letto la Gazzetta dello Sport e bevuto il caffè nei baretti di periferia conoscendo e confrontandosi con le perone più varie. Nonostante l’apparente banalità, il regista si è reso conto che quel posto che conosceva da anni era quello giusto per il progetto che aveva in mente. Infatti, benchè le strade fossero deserte, le serrande dei locali chiuse e i ritmi della giornata quasi ipnotici, le persone avevano voglia di raccontare e raccontarsi con sincerità.

Un “saggio visivo” sui silenzi e sulla solitudine nella periferia

Le riprese sono cominciate senza avere una struttura precisa ed è stato proprio questo uno dei punti forza, dal momento che le persone si sono sentite libere di esporsi con spontaneità. Fabio Donatini e due suoi collaboratori si sono serviti principalmente di un registratore e di una buona videocamera e, per quanto riguarda i soggetti del film, solo qualche appuntamento è stato programmato in anticipo. La scelta delle riprese è stata perlopiù dettata da ciò che si presentava giorno per giorno dinanzi alla troupe: non sempre era prevedibile sapere se in un bar ci sarebbero state molte o poche persone, se fossero state disponibili per dei primi piani o se quel momento fosse adatto a fare un campo lungo. Questo modus operandi, purtroppo, non ha reso semplice la partecipazione a bandi ministeriali e regionali, che solitamente richiedono una linea produttiva decisa a priori.

Infatti, come spiega il regista nella nostra intervista, nel cinema d’oggi “documentare è docu-mentire” ed inevitabilmente una parte di finzione si infiltra nel genere realista per eccellenza. Proprio per la sua aleatorietà e il modesto budget, San Donato Beach è una dichiarazione di poetica: lavorando soprattutto sul piano del linguaggio cinematografico descrive il modo di creare un prodotto che privilegia le particolarità dei personaggi piuttosto che lo story-telling. Quest’ultimo è ritenuto da Fabio Donatini, che invece celebra la verità dei tempi morti e della noia, qualcosa di falso ma fondamentale per gli spettatori.

Beatrice Lazzari

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