Il 29 gennaio 2021 sarà inaugurato Salus Space, centro di ospitalità, lavoro e welfare, in via Malvezza 2/2, nel Quar­tiere Savena, a Bologna.
Selezionato tra 378 progetti e finanziato, con altri 17, a novembre 2016 con 5 milioni di euro dall’Unione europea attraverso il primo bando del programma Urban Innova­ve Ac­ons e coordinato dal Comune di Bologna, Salus Space ha res­tituito alla città un’area, quella della clinica privata Villa Salus, dismessa dal 2000: acquistato dal Comune nel 2005, l’edificio nel 2008 ha ospitato gli occupanti del Ferrhotel e, dopo anni di occupazioni, ora si appresta a diventare una nuova realtà all’insegna della riqualificazione ambientale.

“È un progetto che non solo serve alla riqualificazione della ex clinica privata, ma serve a immaginare e focalizzare i temi dell’inclusione sociale di migranti e rifugiati, della povertà urbana, della transizione energetica e degli inserimenti lavorativi: un’impostazione culturale delle politiche di accoglienza e immigrazione che parte dalla rigenerazione urbana degli spazi per muoversi al di là di una logica dettata della dittatura dell’emergenza sul tema dell’accoglienza e dei migranti, per un’accoglienza diffusa”, afferma Marco Lombardo, assessore attività produttive, Lavoro, Politiche per l’immigrazione.

Salus Space e ospitalità: a breve il bando per formare la comunità degli abitanti

L’obiettivo di Salus Space è mettere a disposizione uno spazio mul­tifunzionale, nel quale l’inclusione sociale di migranti­ e rifugiati­ si coniughi con una visione di welfare interculturale e di cittadinanza attiva, che abbia in sé le risorse per mantenersi e svilupparsi, lontano dai modelli assistenziali.

Sono i 17 i partner del progetto: Acli Bologna; Antoniano Onlus; Cooperativa Sociale Cidas; Associazione Cantieri Meticci; Cefal Emilia Romagna Società Cooperativa; Ciofs Fp Emilia Romagna; Csapsa Cooperativa Sociale; Eta Beta Cooperativa Sociale Onlus; Icie Istituto Cooperativo per l’Innovazione Società Cooperativa; Irs Istituto per la ricerca sociale; Microfinanza Srl; Associazione Mondo Donna Onlus; Open Group Cooperativa Sociale Onlus; Società Dolce coop; Unibo, DamsLab, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari (Distal).

La giunta del Comune di Bologna ha già approvato, il 10 novembre scorso, la gesti­one collabora­va di Salus Space, che sarà affidata ad una Associazione Temporanea di Scopo formata da partner del progetto. È un modello innovati­vo di governance, che prevede una assunzione di responsabilità nel concorso ai costi­ e ai rischi di gesti­one da parte dell’Ats (Associazione Temporanea di Scopo), affiancata nel suo lavoro da un Comitato di Indirizzo e di Monitoraggio che vedrà al suo interno rappresentanti­ di Comune, Asp Città di Bologna, partner di progetto e rappresentanti­ degli abitanti­ e dei cittadini del territorio che hanno partecipato al processo che ha dato vita al centro. Strumenti­ della gesti­one collabora­va saranno la Carta dei Valori e le Regole della Convivenza collabora­va, frutto di un percorso partecipato, svolto all’interno del progetto.

Nello spazio di Salus Space stanno prendendo vita abitazioni, laboratori ar­tis­tici e ar­tigianali, un teatro, un centro studi con postazioni di coworking, orti­, un punto ristoro, spazi des­tinati­ ad attività ludiche e imprenditoriali: ora si apre la fase di costruzione della comunità degli abitan­ti (80 persone di età, origine e status sociale diverso), a cui si aggiungeranno gli ospiti­ della struttura ricettiva, 12 al massimo.
Otto dei ven­ti appartamenti­ saranno abitati­ da richiedenti­ asilo o rifugiati­ (quattro appartamenti­ in convenzione con Siproimi e Diaconia valdese/corridoi umanitari), da studenti­ (due appartamen­ti in convenzione con ErGO) e da quattro lavoratori di Salus Space, assun­ti dal gestore tra i partecipanti­ ai ­tirocini e ai corsi di formazione realizza­ all’interno del progetto.
Gli abitanti­ degli altri dodici tri e bi-locali saranno selezionati­ attraverso un avviso pubblico che sarà pubblicato nei prossimi giorni e da successivi colloqui moti­vazionali e incontri di formazione alla vita di comunità.
Per i membri di Salus Space non saranno sottoscritti contratti, ma un “patto di convivenza collabora­va”, impegnandosi nei confronti del gestore e degli altri abitan­ti, oltre che a versare con regolarità il contributo per le spese, a aderire ai valori della comunità e a partecipare alla ges­tione dei servizi collabora­vi previs­ti. I patti sigla­ hanno carattere di temporaneità (12 mesi rinnovabili per altri 12).

Le attività previste dal progetto, inoltre, dovranno contribuire alla sostenibilità economica, sociale ed ambientale, all’insegna degli obiettivi dell’agenda europea 2030 nella direzione dello sviluppo sostenibile.
In un contesto sociale messo a dura prova dalla pandemia, Salus Space si pone “un obiettivo molto ambizioso di comunità resiliente, in grado di sostenere le sfide della società: ci auguriamo che il progetto possa sviluppare proposte future non solo per l’Italia ma anche per l’Europa e che possa diventare un esempio anche per altre comunità di integrazione, di resilienza, di inclusione sociale e sostenibilità ambientale”, spiega Inti Bertocchi, coordinatore del Progetto Salus Space e responsabile ufficio Reti del quartiere Savena.

Rosarianna Romano

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