Sono 49 le proposte uscite dalla Conferenza sul futuro dell’Europa, che è culminata ieri a Strasburgo. «È un esperimento di democrazia diretta o quantomeno di consultazione popolare a livello europeo», spiega il nostro Lorenzo Tecleme che si trova proprio nella città dove ha sede il Parlamento Europeo.
Per mesi, estratti a sorte, diversi cittadini europei si sono confrontati sui temi cruciali dell’Europa attraverso incontri e forum, fino ad elaborare un documento di proposte sottoposte alle istituzioni dell’Ue.

Quale Europa? Le proposte dei cittadini europei

Il documento presentato ieri, dunque, si articola in 49 proposte, a loro volta dettagliate in centinaia di micromisure. «Sono tendenzialmente proposte progressiste – racconta l’inviato – anche se moderate: non contengono richieste rivoluzionarie».
Tra le proposte trovano spazio la richiesta di un salario minimo, ma anche lo stop ai tirocini non retribuiti. Per contro viene avanzata anche qualche proposta di destra, come il rafforzamento di Frontex. «Molte delle misure – osserva Tecleme – sono in realtà solo appunti su problemi da risolvere o generici inviti all’azione. Poche sono le policy vere e proprie».

Il tema della democrazia e dell’integrazione europea è invece quello su cui i partecipanti alla Conferenza si sono espressi in modo più netto. In particolare chiedendo referendum europei e altre assemblee consultive di questo tipo, il rafforzamento del Parlamento con voto al bilancio e la facoltà di iniziativa legislativa, l’elezione diretta del presidente del Parlamento e superamento del sistema dell’unanimità.
«Durante l’evento sia Emmanuel Macron che Ursula von der Leyen hanno abbracciato le richieste di integrazione europea – sottolinea l’inviato – e si sono detti pronti a cambiare i trattati. Macron addirittura ha proposto una “convenzione”, una sorta di costituente europea che riscriva i trattati».

Il documento è stato poi sottoposto al Parlamento europeo, che ha visto socialdemocratici, popolari, liberali, verdi e sinistra votare a favore, mentre contro si sono espressi solo due gruppi della destra: Identità e Democrazia (ID) e Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR). Lega e Fratelli d’Italia.

Spazio, nel dibattito, ha trovato anche il tema della guerra. Trattato per lo più per rimarcare le differenze con la Russia, che nella stessa giornata di ieri dava vita ad una parata militare per celebrare l’anniversario della vittoria sul nazismo.
«Sul tema della difesa comune e sull’esercito unico c’è grande prudenza – riporta Tecleme – Questa parola non è stata pronunciata da nessuno ieri, nemmeno dai cittadini. Sicuramente però si è parlato di grande cooperazione internazionale e l’esempio che tutti hanno portato è quello delle sanzioni alla Russia, su cui faticosamente si è trovato un accordo».

Ciononostante, permangono le differenze nelle cancellerie europee. «I discorsi di Ursula von der Leyen e Roberta Metsola sono stati più bellicisti e duri nei confronti della Russia – racconta ancora l’inviato – mentre Macron si è distinto, dicendo che la Russia è uno stato invasore che condanna e che il sostegno va all’Ucraina, ma non dobbiamo umiliare la Russia, non siamo in guerra contro di lei e sostenendo che l’Europa debba sedersi a un tavolo di trattative con Russia e Ucraina».

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