Sabato scorso i centri antiviolenza, Non Una di Meno ed altre associazioni femministe sono scese in piazza a Torino contro la circolare annunciata dalla Regione Piemonte che dovrebbe recepire le direttive emanate ad agosto dal ministro della Salute Roberto Speranza in merito all’aborto farmacologico, la cosiddetta pillola Ru486.
Nella circolare, infatti, si limiterebbe l’accesso alla Ru486 esclusivamente agli ospedali, tagliando fuori i consultori, e si aprirebbe all’ingresso di movimenti antiabortisti nelle strutture dove si pratica l’interruzione di gravidanza.

Ru486, la circolare della Regione Piemonte

La questione dell’aborto farmacologico era diventata un caso nel giugno scorso, quando la Regione Umbria, anch’essa guidata dal centrodestra, aveva vietato l’aborto farmacologico in day-hospital e imposto un ricovero minimo di tre giorni in ospedale. Un caso che aveva indotto il ministro Speranza ad emanare, nell’agosto scorso, alcune direttive nelle quali si sottolineava che il ricorso alla pillola Ru486 non imponeva alcun ricovero.

Nel recepire le direttive del Ministero, ora sembra essere la Regione Piemonte a voler mettere paletti più restrittivi, ostacolando di fatto l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza. In particolare, da un lato si limita l’accesso alla prestazione sanitaria alle sole strutture ospedaliere, dall’altro si apre alle convenzioni con associazioni pro-life, che altro non sono che associazioni cattoliche antiabortiste.
“Per questo motivo siamo scese in piazza in una grandissima manifestazione – osserva ai nostri microfoni Elena di Non Una di Meno Torino – Abbiamo voluto ribadire alla Regione Piemonte che su questo tema non si passa senza parlare con le donne”.

Tutto ciò avviene mentre il Piemonte risulta una delle regioni più colpite dalla seconda ondata della pandemia, con nuovi casi positivi da Covid-19 che toccano le 2000 unità al giorno, 2844 ricoverati in ospedale e ulteriori 196 in terapia intensiva.
“Costringere le donne ad andare in ospedale mentre potrebbero prendere la pillola in un consultorio – sottolinea l’attivista – è ancora più grave perché gli ospedali in questo momento sono un luogo dove ci si espone”.

Come se non bastasse, il tasso di obiezione di coscienza nelle strutture pubbliche piemontesi si attesta al 67,4%. La situazione, però, è piuttosto differenziata. “Dipende dalle Asl – riporta Elena – Ci sono strutture dove l’obiezione di coscienza è al 20%, ma altre dove il tasso supera l’85%. Sul resto della regione però la situazione è drammatica, perché ci sono interi ospedali in cui non c’è neanche un medico che pratichi interruzioni volontarie di gravidanza. Ad Alessandria c’è un medico solo, a Novara sono due e a Cuneo tre”.

I distinguo nella maggioranza

La protesta di sabato, però, sembra aver sortito un primo effetto, evidenziando divergenze all’interno della maggioranza di destra in Regione. Secondo quanto riporta La Repubblica Torino, infatti, il capogruppo della Lega, Alberto Preioni, e la consigliera leghista Sara Zambaia, hanno affermato che la Regione “non vuole in alcun modo limitare a priori l’utilizzo della Ru486”. Una presa di posizione divergente da quello che vorrebbero gli alleati di Fratelli d’Italia, in particolare l’assessore Maurizio Marrone, che ha spinto per una circolare restrittiva rispetto alle direttive ministeriali.
“La nota positiva è che facciamo paura – sottolinea l’attivista di Non Una di Meno – Ora bisogna vedere se dalle parole la maggioranza passa ai fatti”.

Il movimento transfemminista Non Una di Meno, però, non si accontenta della sola applicazione delle direttive ministeriali, che comunque giudica importanti.
Da tempo, al grido di “Molto più di 194“, il movimento chiede che l’obiezione di coscienza venga abolita negli ospedali pubblici, che venga garantito l’aborto in modo sicuro, libero e senza giudizi o moralizzazioni sulle scelte di autodeterminazione delle donne, la creazione di consultori funzionanti sul territorio, laici e femministi, che distribuiscano contraccezione gratuita e spazi dove poter discutere di salute e sessualità.

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