Una FestAssemblea si è svolta il 7 gennaio nei territori oggetto della rivolta dei migranti di due anni fa. Le associazioni denunciano che nulla è cambiato e annunciano mobilitazioni nei prossimi giorni.

Nel gennaio del 2010 i migranti di Rosarno si sono ribellati. Stanchi della situazione di schiavismo a cui erano costretti nel lavoro di raccolta delle arance che svolgevano nella Piana di Gioia Tauro, hanno fatto esplodere la loro rabbia per le strade della cittadina.
Ne è seguita una repressione e una deportazione governativa e una timida legge contro il caporalato.

A due anni di distanza nulla è cambiato. I braccianti migranti passano intere giornate negli aranceti per pochi euro e sono costretti a dormire in casolari abbandonati senza acqua, luce o riscaldamento.
Per riportare l’attenzione là dove per qualche giorno si erano accesi i riflettori, che da due anni non illuminano più una situazione aggravata dalla crisi economica, i migranti e le loro associazioni si sono date appuntamento sabato scorso per una FestAssemblea.

“È stata una provocazione che abbiamo voluto fare al territorio – spiega Arturo Lavorato di Equosud-Sos Rosarno – perché la rivolta di due anni fa non è ancora stata digerita”.
Un’iniziativa che ha voluto denunciare una condizione di sfruttamento che permane e che, anzi, è aggravata dalla crisi che genera una guerra fra poveri.
“Nei prossimi mesi 1600 lavoratori dell’area portuale perderanno il posto”, denuncia Lavorato, che punta il dito contro i disastri dell’industria, spesso del nord, nel territorio calabro. Disastri che rischiano di essere perpetuati dalle solite ricette che puntano a cementificare il territorio con rigassificatori e grandi parchi fotovoltaici gestiti dalle multinazionali e che sottraggono spazio all’agricoltura e ad un modello di sviluppo sostenibile.

La condizione dei migranti, come dicevamo, rimane la stessa. Su di loro, oltre allo sfruttamento lavorativo, continua a pendere la spada di Damocle della Bossi-Fini, che vincola la loro presenza al lavoro.
Prospettive di miglioramento non se ne vedono e non se ne vedranno finché la grande distribuzione continuerà ad imporre prezzi bassi per la frutta.
“Dopo la rivolta si è fatto un gran parlare di caporalato – spiega Lavorato – ma questo è solo un tassello funzionale ad un sistema produttivo che genera queste storture”.

Migranti e associazioni, ora come due anni fa, però, non sono disposti a subire passivamente. Durante l’iniziativa di sabato scorso, infatti, sono state lanciate anche i prossimi appuntamenti, previsti per il 13, 14, 20 e 21 gennaio.
Il 13 gennaio la rete nazionale dei migranti sarà a Roma per chiedere la regolarizzazione della manodopera migrante, una sanatoria e un diverso approccio del governo al tema dell’agricoltura, dal momento che i provvedimenti presi finora vanno nella direzione di dismettere i terreni pubblici.
Il 14 gennaio, invece, in molte città italiane, tra cui Bologna, si svolgerà una giornata di sostegno alla resistenza contadina e bracciantile: in piazza con le arance di Sos Rosarno per rispondere alla crisi contro i profitti della Grande Distribuzione Organizzata a sostegno della “Cassa di resistenza contadina e bracciantile”.
Il 20 e 21 gennaio, infine, verrà lanciata la campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero”: iniziative in tutt’Italia delle Brigate di Solidarietà Attiva con le arance della campagna per la regolarizzazione della manodopera agricola.

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