La solidarietà internazionale torna nelle strade di Bologna con il primo appuntamento del 2020. Sabato prossimo, 11 gennaio, alle 15.00 da piazza XX settembre, infatti, prenderà il via “Jin, Jiyan, Azadi: manifestazione con la rivoluzione del Rojava“, organizzata da diverse realtà sociali cittadine, tra cui Rete Kurdistan e Rete Jin. Le ragioni della mobilitazione vengono sintetizzati in un comunicato: “per difendere la rivoluzione del Rojava e la rivoluzione delle donne; per l’autodeterminazione dei popoli che vivono in Siria; per il ritiro dell’esercito turco dalla Siria; per continuare a promuovere il boicottaggio economico e politico del regime e la solidarietà attiva alle donne e agli uomini che resistono al fascismo di Erdogan; per costringere l’Italia e l’Europa a cessare la vendita e la fornitura di armi e ogni altra forma di sostegno al regime Turco; per la pace e la libertà nel nord est della Siria e in tutto il Medioriente”.

Rojava: ancora un no all’invasione turca

Organizzatrici e organizzatori ricordano quanto cominciò il 9 ottobre scorso, con il tentativo di occupazione del Rojava da parte della Turchia e delle milizie jihadiste sue alleate. Fin da subito l’obiettivo apparve quello di distruggere il futuro del Kurdistan e dei suoi popoli, che stanno costruendo una società democratica, ecologista e femminista nella Siria del nord e dell’est.
I movimenti bolognesi puntano il dito anche contro Stati Uniti, Russia ed Europa, che “rimangono indifferenti davanti alle sofferenze del popolo curdo. L’Italia e tutta la Comunità Europea, al di là di dichiarazioni di condanna verso il Regime di Erdogan, non hanno fatto nulla per fermare la Turchia”.

La manifestazione sarà anche l’occasione per ricordare Sakine, Fidan e Leyla, le tre donne curde uccise a Parigi da sicari turchi il 9 gennaio 2013, ma anche per tornare a chiedere la libertà di Abdullah Ocalan e per dire no alla sorveglianza speciale che il pm di Torino vorrebbe per Eddi, Paolo e Jacopo, i combattenti italiani in Kurdistan che hanno lottato contro l’Isis, ma che una volta tornati in patria rischiano di essere sottoposti a misure restrittive, in quanto ritenuti pericolosi. A metà di dicembre scorso si è tenuta l’ultima udienza del procedimento giudiziario a loro carico e il tribunale dovrà decidere entro marzo se ordinare la sorveglianza speciale o meno.

L’assemblea di Non Una Di Meno

Proprio Eddi sarà presente all’assemblea intitolata “La rivoluzione del Rojava – Assemblea pubblica con Eddi” organizzata da Non Una di Meno per domani, giovedì 9 gennaio, alle 18.30 a Làbas, in vicolo Bolognetti.
“Oggi come allora, la forza trasformativa della rivoluzione femminista del Rojava fa paura al governo turco, ma la potenza del suo esempio non può essere fermata – scrive l’organizzazione femminista – Nelle scorse settimane è riverberata anche nel grido di rabbia che è partito dalle compagne cilene ed è stato raccolto e rilanciato in tutto il mondo: unite, continueremo a puntare il dito contro tutte le forme della violenza maschile e di genere, perché non siamo più disposte a rinunciare alla nostra autoderminazione e alla nostra libertà”.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LAURA DI NON UNA DI MENO: