Sono numerosissimi i territori italiani amministrati dal Ministero della difesa nelle sue diverse articolazioni – esercito, marina, areonautica. E molte di queste aree sono inutilizzate, sottoutilizzate o necessitano di riqualificazione. Per questo il Ministero ha avviato un programma di collaborazione con gli atenei interessati volto ad un duplice obiettivo: liberare spazi inutilizzati che possono così tornare alla cittadinanza, e riorganizzare e rendere più efficienti basi, aereoporti e caserme che rimangono in uso.

Siglato l’accordo quadro tra Unibo e Ministero della difesa: studenti e ricercatori a lavoro per efficientamento energetico e riqualificazione delle basi militari

Accordi tra università e difesa sono già stati siglati a Torino, Milano, Bolzano, Cagliari, Palermo, Napoli, Udine, Trieste, Bari. E da oggi, con la solenne cerimonia della firma a Palazzo poggi, sede del Rettorato, anche l’Università di Bologna entra in questa rete. «L’accordo, di durata quinquennale, permetterà di avviare nuovi programmi di ricerca, iniziative didattiche e attività formative legate al recupero delle aree e delle infrastrutture del Ministero della Difesa dal punto di vista archittettonico, della riqualificazione energetica e, più in generale, del miglioramento della qualità della vita, avviando studi e ricerche per la rigenerazione e il riuso delle aree dismesse» scrivono Unibo e Difesa in una nota.

L’idea alla base di questa convenzione quadro è che l’università abbia da guadagnare nell’avere le strutture militari come banco di prova per i propri allievi e ricercatori, e di converso esercito, marina e aereonautica possano grazie a questo programma trovarsi ad usufruire delle migliori competenze del Paese. Grande accento è stato posto – in particolare dal Rettore Giovanni Molari e dalla Prorettrice Simona Tondelli, entrambi presenti alla cerimonia di firma – sul tema degli spazi. La speranza è che grazie a questo programma si liberino nuove aree utili all’Università per aulee e strudentati anche se, lo specifica lo stesso Rettore, non è detto eventuali luoghi restituti al demanio civile vadano poi in uso proprio ad Unibo. In ogni caso, spiega il Generale Gambardella, «l’accordo con l’Universitò di Bologna, proprio in virtù del prestigio di questo ateneo, speriamo porti a collaborazioni su tutto il territorio nazionale». Ad essere coinvolte saranno nelle intenzioni le facoltà più varie – da architettura a chimica passando per agraria e ingegneria.

«Nel campo della ricerca scientifica l’accordo potrà portare alla partecipazione congiunta a bandi e programmi di ricerca, a collaborazioni tecnico-scientifiche su temi specifici, alla condivisione di dati ed esperienze, alla realizzazione di pubblicazioni scientifiche. Sul fronte della formazione potranno invece nascere occasioni per tesi di laurea, stage didattici, esercitazioni di laboratorio, workshop e summer school, oltre che corsi di perfezionamento e aggiornamento professionale, seminari, mostre, convegni, conferenze, dibattiti» dichiara il Rettore.

Queste attività di collaborazione saranno assicurate dalla presenza di un comitato tecnici-scientifico paritetico tra Università di Bologna e Ministero della Difesa.

ASCOLTA LE INTERVISTE A MONARI, TONDELLI E GAMBARDELLA:

Lorenzo Tecleme

Articolo precedenteMontagnola Republic: il parco del centro città riprende vita
Articolo successivoHashish ‘legale’: cos’è e quali sono le caratteristiche