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Riduzione del 25% procapite dei rifiuti urbani, differenziata al 70%, riciclo al 60% e intervento anche alla “fonte”, cioè sugli imballaggi delle aziende. L’assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda illustra gli obiettivi, da raggiungere entro il 2020, inseriti nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti.

Non solo “green economy”, ma anche “clean economy“. La Regione Emilia Romagna vuole diventare un avamposto di un’economia diversa, che superi la società dei consumi e sia più sostenibile. Per farlo punta sulla gestione dei rifiuti, uno dei problemi ambientali più grandi in tutto lo Stivale.
L’assessore regionale all’Ambiente Sabrina Freda ha presentato quest’oggi il documento preliminare del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, approvato dalla Giunta di viale Aldo Moro.

Ambiziosi gli obiettivi: ridurre la produzione pro-capite di rifiuti urbani del 25%, raggiungere il 70% di raccolta differenziata, riciclare il 60% dei rifiuti prodotti, dare priorità al recupero di materia rispetto al recupero di energia, e minimizzare lo smaltimento a cominciare dal conferimento in discarica.
Molto importanti sono le strategie per prevenire la produzione di rifiuti. “Il Piano deve individuare strategie per il contenimento della produzione di rifiuti ‘alla fonte’ – spiega Freda – e significa trovare soluzioni per prolungare la vita dei prodotti e incentivare processi di produzione con meno sprechi, puntando quindi su un diverso modello di sviluppo che superi la cosiddetta ‘società dei consumi’, che ha mostrato tutti i suoi limiti, e assuma invece come motore la sostenibilità».

Occorre anche guardare ai rifiuti con un’ottica diversa, in particolare incentivare il recupero di materia dai rifiuti. “Dobbiamo riuscire – prosegue Freda – a far crescere e prosperare sul territorio regionale una filiera integrata del recupero, attraverso specifici accordi tra associazioni di categoria, consorzi e altri soggetti coinvolti nella gestione dei rifiuti. Sfruttando le potenzialità del recupero, vogliamo creare un nuovo mercato di materie prime seconde, da usare nei cicli produttivi al posto della materia vergine, realizzando sul territorio veri e propri distretti del recupero”.

Riduzione dei rifiuti e recupero di materie prime, infine, devono necessariamente portare ad una diminuzione dello smaltimento, che rimane uno dei nodi più problematici. L’obiettivo ultimo è la razionalizzazione e, successivamente, la progressiva riduzione dell’impiantistica a livello regionale.