Nel giorno dell’entrata in vigore del contestatissimo contratto tra Assodelivery e Ugl, la piattaforma Mymenu, principale operatore nazionale nel settore del food delivery che coinvolge 500 lavoratori e 900 ristoranti, attua l’adeguamento dei contratti alle disposizioni della Carta dei Riders di Bologna.
Questo passo, secondo l’assessore comunale alle Attività produttive Marco Lombardo, dimostra che “è falsa idea che applicare la legge e contratti collettivi nazionali di lavoro determini l’insostenibilità del food delivery. Se lo fa una società italiana vuol dire che lo possono fare altre piattaforme: non è un problema di sostenibilità di costi, è un problema di scelte”.
È quindi possibile costruire un’altra alternativa del food delivery rispettosa della legge e dei rapporti istituzionali?

Riders, la scelta di MyMenu e il contratto-pirata

La carta di Bologna è stato il primo passo in Italia verso il miglioramento delle tutele dei lavoratori di questo settore: “noi abbiamo rinnovato il nostro desiderio di mantenere la qualità che promuoviamo esternamente alla nostra clientela, anche al nostro interno, specialmente nei lavoratori della nostra azienda”, afferma Edoardo Tribuzio di Mymenu.
Gabriel, rider di MyMenu, condivide “la soddisfazione per i miglioramenti contrattuali: grazie a una controparte ragionevole e alla mobilitazione dei lavoratori abbiamo avuto grandi migliorie”.
In più, c’è anche la speranza che “questo sia un monito per le forze di governo perché possano fare la loro azione e impedire una corsa al ribasso”.

Mymenu garantisce così una paga oraria fissa che passa da 6.50 euro a 8.80 euro lordi, a prescindere che siano consegnati o meno ordini, prevedendo anche una maggiorazione in caso di festività o condizioni metereologiche avverse. Inoltre, sempre per adeguarsi alla Carta di Bologna, prevede anche una card che darà benefici ai riders per le spese sull’apparecchiatura tecnica, oltre a bonus carburanti per lavoratori in scooter.
Tribuzio tiene anche a sottolineare che “questo nostro atteggiamento non ha nulla di speciale, semplicemente è quello che dovrebbe essere un modo normale di coinvolgere i lavoratori”.

Tuttavia, tutto questo oggi si pone in un contesto difficile, a causa dell’accordo contrattuale siglato da Assodelivery e Ugl, che “ ha fatto sì che, mentre prima ognuno aveva delle sue condizioni più o meno simili di inquadramento dei propri lavoratori, oggi tutte le società internazionali si sono allineate a ribasso, senza compenso minimo orario, ma prevedendo una retribuzione per i minuti impegnati nello svolgimento di ogni singolo ordine”, continua Tribuzio.

ASCOLTA LE PAROLE DI EDOARDO TRIBUZIO:

Anche l’assessore Lombardo conferma che “oggi rispettare e applicare il contratto nazionale laddove abbiamo altre condizioni contrattuali rischia di determinare un dumping contrattuale”.
E pure i riders restano perplessi: “il problema è il contratto di Ugl e Assodelivery che fa fare dei passi indietro a tutte quelle tutele, garanzie e quei diritti che abbiamo messo nero su bianco sulla carta”, conferma Tommaso Falchi di Riders Union Bologna.

La battaglia è ancora lunga e lo sforzo di Mymenu, da solo, non basta: “noi abbiamo messo in campo mobilitazioni, scioperi, andremo avanti anche e soprattutto a livello legale per dimostrare che questo non è un contratto nazionale in quanto è firmato solo da Ugl” continua Falchi, invitando tutti, inoltre, oggi in Piazza Nettuno alle 18 a partecipare ad un’assemblea pubblica, indetta da Riders Union, che rimarcherà le loro rivendicazioni, soprattutto in un contesto di pandemia che vede i riders in prima fila.

ASCOLTA LE PAROLE DI TOMMASO FALCHI:

Rosarianna Romano