Questa mattina i ciclofattorini di Riders Union Bologna hanno dato vita ad un blitz nella sede di Ugl di Bologna, in via Santa Margherita. L’azione è avvenuta dietro uno striscione in cui era scritto “No all’accordo truffa. Ugl servi dei padroni”.
Al centro della protesta c’è l’accordo contrattuale siglato da Assodelivery, l’associazione datoriale che riunisce le principali piattaforme per le consegne a domicilio, e il sindacato Ugl. Riders Union Bologna definisce l’accordo come “pirata” e “più di una grave minaccia ai diritti dei rider“, perché di fatto fotografa la situazione attuale di sfruttamento e assenza di tutele che i ciclofattorini vivono svolgendo il loro lavoro.

Riders: il “no” all’accordo “pirata”

Riders Union Bologna contesta l’accordo siglato da Assodelivery e Ugl in dieci punti. Da un lato si sottolinea che Ugl non è un’organizzazione sindacale rappresentativa, ma a non andare bene è anche il metodo utilizzato. “Presso il ministero era in corso un tavolo di contrattazione tra le parti: Assodelivery, realtà associative metropolitane dei lavoratori e sindacati confederali – scrivono i riders – Anziché contrattare nella sede istituzionale con le realtà titolate a farlo, le piattaforme hanno sottoscritto un’intesa separata, al di fuori del tavolo ministeriale e con una realtà che a quel tavolo non era in quanto non rappresentativa”.

È nel merito, però, che si concentrano le critiche. Da un lato, secondo Riders Union Bologna, l’accordo confina i riders nel regime di falsa autonomia, negando a priori che i lavoratori possano essere riconosciuti come lavoratori subordinati. Nell’accordo, poi, si fa riferimento a 10 euro lordi l’ora, che però riguardano solamente il tempo in cui il riders è in consegna, mentre l’attesa, la disponibilità, il periodo in cui il lavoratore si avvicina ai locali al fine di ottenere la chiamata successiva vengono considerati “tempi morti improduttivi” e perciò non sono contabilizzati ai fini della retribuzione. Ciò comporta che, di fatto, rimanga in maniera prevalente la paga a cottimo

Nelle città di nuovo insediamento delle piattaforme, inoltre, l’accordo stabilisce un minimo orario di partenza di 7 euro lordi l’ora, inferiore di oltre 1 euro ai minimi tabellari del contratto nazionale di riferimento. “Esisterà dunque un sistema retribuito estremamente differenziato su scala territoriale – sottolineano i ciclofattorini – con significative differenze tra città e città, con le piattaforme che mantengono per sé la possibilità di rivedere unilateralmente il livello di retribuzione”.
Tra gli altri punti, non vengono riconosciute le maggiorazioni per il lavoro domenicale, mentre per quello notturno vengono fatte partire dalle 24 e non dalle ore 22.
Non è prevista, inoltre, alcuna copertura in caso di malattia, maternità e ferie, col rischio di non accedere agli ammortizzatori sociali.

In sostanza, continuano, “Questo accordo fotografa l’esistente fatto di precarietà, mancanza di tutele e sfruttamento. Istituzionalizza il dumping verso eventuali aziende che intendessero rispettare le regole, nonché nei confronti di accordi territoriali circoscritti come la Carta dei diritti di Bologna che fa esplicito riferimento ai contratti nazionali e al divieto di cottimo”.

“Ugl si è prestato a fare il sindacato di comodo, ma non rappresenta i lavoratori che sono fermamente contrari a questo accordo – osserva ai nostri microfoni Tommaso Falchi di Riders Union Bologna – Ora ci muoveremo sul piano giuridico per dimostrare che Ugl non è rappresentativo e quindi quello non può valere come contratto di settore. Al tempo stesso, però, daremo vita ad una mobilitazione per vedere riconosciuti i nostri diritti”.
In particolare il primo grosso appuntamento è fissato per l’8 ottobre, quando si terrà una giornata di mobilitazione globale dei riders, lanciata dai ciclofattorini dell’America Latina e che ha già registrato moltissime adesioni in tutto il mondo.

ASCOLTA L’INTERVISTA A TOMMASO FALCHI: