Noi ci fermiamo“. È l’annuncio dei ciclofattorini di quattro città (Riders Union Bologna, Deliverance Milano, Riders Union Roma e Riders per Napoli) che hanno deciso di non operare più le consegne di cibo a domicilio, perché di fronte all’emergenza coronavirus “una pizza non vale il rischio”. Per questo i riders invitano i consumatori a non ordinare, invocano l’accesso agli ammortizzatori sociali e chiedono al Governo di imporre restrizioni anche al food delivery.

Riders: perché hanno deciso di fermarsi

Esattamente come in altre situazioni, come le nevicate o altre forme di condizioni metereologiche avverse, i riders annunciano un fermo.
“Il delivery, la consegna a domicilio – afferma Maurilio di Riders Union Bologna ai nostri microfoni – non è un servizio pubblico essenziale. Se serve consegnare cibo alle persone a casa ci deve pensare lo Stato e la protezione civile“.
Alla base di questa decisione, però, c’è soprattutto la mancanza di strumenti di protezione che le piattaforme dovrebbero fornire: mascherine e guanti che sono arrivate solo a pochissimi.

Eppure, nei giorni scorsi sono apparse alcune indicazioni di sicurezza che giustificavano la prosecuzione del servizio. In particolare si è parlato di pagamenti esclusivamente online per non fare entrare in contatto fisico i fattorini coi clienti e la consegna delle merci sui pianerottoli.
“Non è sempre possibile rispettare queste indicazioni – sottolinea Maurilio – Prima di effettuare la consegna dobbiamo attendere la merce e non sempre ci sono gli spazi di sicurezza sufficienti. Così come, al momento della consegna siamo in spazi chiusi, ad esempio ci sono gli ascensori”.

Il dilemma tra salute e lavoro

Esattamente come gli operai che ieri scioperano nelle fabbriche del bolognese, anche i riders vivono il dilemma di dover scegliere tra lavoro e salute.
A differenza dei metalmeccanici, però, i riders sono una delle categorie meno tutelate, pagate a cottimo, a ritenuta d’acconto, senza la possibilità di accedere ad ammortizzatori sociali, né alla malattia e, non lavorando, si ritrovano senza reddito.
Come in altre situazioni, l’emergenza in corso non fa altro che sottolineare e fare emergere le contraddizioni del nostro sistema produttivo e della legislazione sul lavoro.

È per questo motivo che, nel protestare, i riders chiedono anche garanzie per il proprio salario. Così come avevano fatto educatrici, insegnanti precari e lavoratori dello spettacolo, ciò che vorrebbero i ciclofattorini è un “reddito di quarantena” che permetta loro di avere le risorse per vivere, pagare gli affitti, acquistare il cibo.

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