I riders tornano a mobilitarsi per rivendicare le condizioni lavorative che spettano loro. Un’assemblea nazionale prevista per giovedì 25 febbraio si svolgerà virtualmente e riunirà tutte le realtà locali dei riders in lotta nel nostro Paese. Da Milano a Messina fino a Riders Union Bologna, i ciclofattorini faranno il punto della situazione guardando alla data che segnerà il prossimo sciopero a livello nazionale.

Riders, le rivendicazioni dal basso che gridano al riconoscimento dei diritti

Nonostante le conquiste in seguito alle lunghe contrattazioni per essere riconosciuti come lavoratori essenziali degni di tutele concrete, la lotta dei riders non si ferma.
Le piattaforme multinazionali di food delivery continuano imperterrite a operare il loro estrattivismo digitale a scapito di chi tenta di mantenersi grazie alle consegne in bicicletta. Un impiego che per tanto tempo è stato definito “lavoretto flessibile” non conforme, dunque, alle necessarie tutele in caso di malattia o infortunio e ai diritti sindacali.

Queste narrazioni hanno privato al lungo i riders di garanzie lavorative fondamentali, condannati a pedalare più velocemente per collezionare il più alto numero di consegne retribuite a cottimo, senza alcun diritto che li proteggesse dai relativi rischi. «Ma qualcosa è cambiato – ha dichiarato Tommaso Falchi, portavoce dei Riders Union Bologna ai nostri microfoni – Senz’altro in questi anni grazie alle mobilitazioni, i riders sono riusciti a rompere il velo dell’invisibilità».
Rispetto al passato, infatti, ora i i riders sono riusciti a farsi riconoscere come lavoratori a tutti gli effetti all’interno del pensiero comune. Una concessione, però, che tarda ad arrivare dall’alto. «Il food delivery e le grandi piattaforme estrattive continuano a non volerci riconoscere come lavoratori e a non riconoscere realtà sindacali come la nostra», osserva Falchi.

Meglio, dunque, riprodurre lo status quo, come è accaduto per l’accordo “truffa” firmato dall’associazione di categoria Assodelivery e il sindacato “di comodo” Ugl. Il contratto peggiora, difatti, le condizioni dei riders, insistendo sulla natura autonoma dei rapporti lavorativi, sull’insostenibilità di retribuzioni minime legate al tempo e sull’impossibilità di garantire il diritto al riposo, alla malattia, mantenendo gli interessi per le retribuzioni “a cottimo” senza nessun tipo di tutela e garanzia. «Quel contratto è, purtroppo, ancora in vigore – sottolinea Falchi – Le grandi multinazionali lo applicano e le condizioni dei riders non sono cambiate, anzi in alcuni casi la paga è anche ridotta».

Una violazione dei diritti dei lavoratori inaccettabile che non è in grado di riconoscere l’importanza della figura dei riders che, proprio durante la pandemia, si sono rivelati lavoratori essenziali per consentire alle compagnie di food delivery di funzionare. La necessità di questa figura lavorativa non può continuare a far lavorare le persone a tre euro all’ora e senza tutele.
Da ciò deriva l’urgenza di organizzare delle mobilitazioni concrete che guardino subito a una data: a fine marzo ci sarà uno sciopero nazionale, simile a quello del 30 ottobre. Come ha ribadito Falchi «C’è necessità da parte di noi riders di organizzarsi, mettersi in rete, coordinarsi per riprendere un piano mobilitativo forte. Vogliamo un contratto dignitoso con tutele e diritti, vogliamo una paga oraria, vogliamo un monte ore garantito. Vogliamo diritti sindacali».

Quello che avverrà dopo l’assemblea del 25 febbraio, però, non riguarderà solo la loro categoria. I riders non manifesteranno soltanto per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali, ma scenderanno in piazza contro la precarietà delle condizioni che riguardano e hanno riguardato un’ampia fascia di lavoratori durante la pandemia. Il loro è un invito a mobilitarsi contro la ricattabilità e lo sfruttamento che avvengono sul posto di lavoro e che potrebbero coinvolgere tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici. «Non siamo gli unici in Italia con la pandemia, la crisi economica e sociale che ha colpito tante e tanti», insiste il portavoce di Riders Union Bologna.
La lotta dei riders parla infatti anche alle lotte dei lavoratori dello spettacolo, del turismo, gli operatori sociali e chi lavora nel campo della logistica.
«Vogliamo coordinarci, unici dal basso contro l’alto per chiedere diritti, tutela, reddito per tutte e tutti», conclude Falchi.

Vittoria Torsello

ASCOLTA L’INTERVISTA A TOMMASO FALCHI:


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